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Da nord

Per chi giunge da nord, percorrere l’autostrada del Sole A1 in direzione Roma, uscire al casello di Fiano Romano. Prendere la bretella autostradale fino a Passo Corese e proseguire sulla SS 4 Salaria in direzione di Rieti. Dopo circa 30 km prendere il bivio a destra per Belmonte in Sabina.

Da sud

Per chi giunge da sud, percorrere l’autostrada del Sole A1 in direzione Firenzen, per poi uscire al casello di "Fiano Romano". Prendere la bretella autostradale fino a Passo Corese, poi imboccare la SS 4 Salaria in direzione di Rieti. Dopo circa 30 km prendere il bivio a destra per Belmonte in Sabina.

Collocato su un colle ridente a 750 metri alle estremi propaggini del comprensorio dei Turano, il territorio  di Belmonte collinare, è composto per la maggior parte della superficie da boschi di cerro, carpino, etc. Nella zona bassa (400mt.slm) da terreni coltivabili a frumento e prati da pascolo. Clima temperato, sia in piena estate che in inverno, dovuto alla posizione riparata, dagli Appennini lato nord-est, e "aperta" verso il mar Tirreno lato sud-ovest.

Clima quindi ottimo per soggiornarvi per l'intero anno solare. Presenza di strade rurali e sentieri che permettono di fare escursioni interessanti, durante le quali è di norma incontrare ancor oggi mandrie di cavalli e greggi al pascolo. Per chi ama la pesca la presenza del fiume Turano che attraversa tutta la vallata nord di Belmonte, permette il pescaggio di pesce di acqua dolce, per chi preferisce passeggiate, lungo gli argini del fiume è possibile trovare la tranquillità tanto ricercata da noi tutti.

Le origini di Belmonte in Sabina risalgono probabilmente ai primi anni del XIII secolo, va detto che alcune testimonianze letterarie parlano di una città romana di nome Vatia o Batia, che sarebbe esistita nello stesso sito del paese.

I primi documenti che attestano l'esistenza di un "Castrum Belmontis" sono costituiti da due bolle di Papa Giovanni XXII e si riferiscono alla controversia sorta per il possesso del castello tra i fratelli Napoleone, Braccio e Giacomo "De Romangia".

Intorno al 1450 i Brancaleoni di Romagna, Signori di Belmonte, possedevano territori e case a Stipes, Castelvecchio Canemorto, Ornaro e Rieti. A questa data all'interno del castello esisteva la Chiesa di San Salvatore, documentata nel 1398, e appena sotto le mura quella dedicata alla Madonna di S. Rufina. Nelle vicinanze, a sud - ovest era impiantata l'antichissima Chiesa di S. Elena "in Lumbriculo" che sino alla fine del XVIII sec. conserverà il titolo di parrocchiale, mentre a ovest si trovava il cenobio di S. Nicola, documentato dal 1153, abitato nel '200 dai frati minori. Nel 1573 il Territorio di Belmonte comprendeva ben 13 Chiese e cappelle officiate.

Passato per transazione ai Cesarini, dopo che i Brancaleoni erano stati inquisiti e prosciolti da Papa Paolo II (1468) "per fatti contro la Chiesa Romana" il Castello dovette subire nel 1483 l'assedio cruento dei reatini chiamati dai massari locali ribellatisi all'autorità di Gabriele Cesarini. Lo stesso può consolidare il possesso della "serra" ottenendo nel 1501 la protezione dì Papa Alessandro VI.

Il 18 luglio del 1600 i Cesarini allinearono Belmonte a Roccasinibanda alla famiglia Mattei che potè insediarsi sino all'anno 1676 quando i due feudi vennero ceduti per la somma di 82.500 scudi a Ippolito Lante della Rovere. Pochi anni dopo Belmonte viene eretto a Marchesato da Innocenzo XI. In questo periodo il paese si ingrandisce, sorgono i fabbricati fuori dalla cinta muraria (o dal perimetro delle case -torri, come si evince dalle fonti) in direzione sud, acquisendo l'attuale fisionomia con il nucleo originario concentrato in alto attorno ad una ampia corte (l'ordinanza Piazza Roma), e il successivo sviluppo urbano caratterizzato da una tipologia "a fuso" lungo l'asse stradale mediano. Gli abitanti, altro indice di espansione, sono 672 nel censimento del 1709.

Ancora una vendita nel 1781, Belmonte e Roccasinibalda passano al Marchese Amanzio Lepri, la transazione è confermata da un chirografo di Pio VII.

Lo stesso Pontefice, con bolla del 1788, "unisce e aggrega in perpetuo" i titoli e le proprietà della vetusta Chiesa di S. Elena (che a quella data era poco più di un rudere custodito da un povero eremita) a S. Salvatore.

Nel 1858 scoppia una epidemia di tifo che uccide in breve più di cento persone, il 10% della popolazione, infierendo esclusivamente nel centro abitato senza toccare le frazioni vicine.

Belmonte conserva numerose testimonianze dei suo passato millenario.

Il centro urbano antico costituiva la "serra" di Belmonte con l'impianto edilizio alterato dal terremoto del 1915 ma ancora leggibile nella grande corte castrenze, i blocchi perimetrali degli edifici separati dagli angusti anditi trasversali con punti nevralgici dell'arco di accesso al castello, un poderoso sistema a botte del XIII e XIV sec. e quello analogo di Vicolo Foschetti.

Chiesa di San Salvatore

Situata nella splendida piazza del paese custodisce nel suo interno nell'abiscide un affresco con S. Giovanni Battista databile al primo scorcio del XVI sec. Brano notevole di un più vasto ciclo e copia di ottima qualità del celebre San Michele Arcangelo di Guido Reni, fatta eseguire dai fedeli nel XVII sec. a memoria della chiesa omonima di Ville Vasi. Altra chiesa esisteva, già prima dell'anno mille in località Collina, S. Maria, similare alla chiesa di San Michele situata a Ville Vasi(Oggi Prime Ville di Belmonte). A Rieti presso il museo diocesano, è custodita una bellissima Croce astile in argento cesellato di scuola abruzzese del '500. Opera di finissima fattura, proveniente dalla parrocchia di S. Salvatore.

Chiesetta di S. Rufina

In questa piccola chiesa si conserva una tela d'altare rappresentante la Vergine col Bambino, assai consunta e malamente ritoccata ma scrivibile ad un autore vicino ai modi di Antoniazzo Romano (inizio XVI sec.). Il visitatore volenteroso può effettuare una escursione a Rieti ove, presso il museo diocesano è custodita una bellissima croce a stile in argento cesellato di scuola abruzzese del'500. Opera di finissima fattura la croce proviene dalla parrocchia di Belmonte.

Prima della costruzione del castello da parte dei Brancaleoni il territorio era stato colonizzato da numerosi insediamenti a carattere sparso il più cospicuo dei quali era quello del Casalem Toramianum in Località Lombricolo, appartenente sin dall'VIII secolo all'Abbazia di Farfa, altri nuclei simili erano nelle cosiddette "Ville", e a Collina dove esistevano già prima del Mille le Chiese di S. Maria e di S. Michele.

Mura Ciclopiche

Una testimonianza del passato non può non comprendere le mura ciclopiche, in località Colle Corionaro, in località Collina (anche detta Terze Ville di Belmonte), frazione popolosa di Belmonte S. Si tratta di un lungo tratto di parete costruita con grandi blocchi di pietra calcarea poligonale accostati a secco che potevano avere funzione di contenimento del territorio soprastante. Questi massi imponenti sono databili alla tarda età del Bronzo (1300-75 A.C.). Localmente sono chiamate anche "Mura del diavolo" poiché, secondo leggenda, per i locali solo il diavolo poteva aver costruito una muraglia siffatta.

Appena sotto tale sito a testimonianza, di una continuità antropica ininterrotta, è possibile visitare le grotte preistoriche di Zoccani (età eneolitica 3000 - 2000 a.C.) che hanno recentemente restituito abbondanti materiali litici.

Questo itinerario si può completare con escursione nel comprensorio che conserva quadri ambientali ancora integri, tali da costituire le naturali trame di connessione delle testimonianze di storia e di arte qui sinteticamente descritte.

Convento San Nicola (sec. XII)

Tra i numerosi luoghi di culto legati alla presenza francescana che punteggiano ancora le località della Sabina, il convento di S. Nicola di Belmonte costituisce un episodio di storia e di arte poco conosciuto a fronte di una esistenza ormai quasi millenaria che ha inciso straordinariamente nelle vicende e nella tradizione religiosa e sociale delle popolazioni locali.

Il convento di San Nicola, è collocato su un'altura amena, a circa un chilometro da Belmonte, in direzione nord-ovest. L'insediamento spicca tutt'ora tra la vegetazione verdissima di conifere e di pioppi, impiantato su piattaforme di grandi massi calcarei, che affiorano qua e là con poderosa evidenza; un contesto ambientale, insomma carico di valori, perché rimasto indenne dalle trasformazioni che, con progressiva costanza, nel corso di pochi anni, stanno mutando, con esiti negativi, l'identità storica culturale del territorio. Collocato in un ambiente di singolare bellezza, il convento si presenta al visitatore che lo raggiunge, tramite un vialetto alberato in lieve ascesa, nella sua decorosa essenzialità. Il prospetto è semplice (dopo gli interventi di consolidamento e restauro operati dalla Sovrintendenza per il Lazio) con copertura a due falde; a destra è la porta che introduce agli ambienti dell'ex edificio monastico, oggi abitazione privata. Varcata la porta di accesso alla chiesa, l'attenzione del visitatore, è richiamata da due grandi pannelli con affreschi staccati in loco negli anni '60. In quello di destra è raffigurata la Vergine in trono col Bambino che sorregge un globo, mentre con la destra benedice San Giovannino, curiosamente collocato orante in un bracciolo del trono; a sinistra è S. Nicola, titolare del luogo di culto, rappresentato stante barbato, con mitra pastorale ed un ricco piviale; nella parte opposta S. Francesco con le stigmate, il saio grigio e una croce nella mano destra, mentre con la sinistra regge un libro. In alto due Angeli, colti con simmetrica armonia, incoronano la vergine. I due affreschi sono da ascrivere ad un medesimo artista che li eseguì in una data di poco anteriore al 1550, prima che i conventuali lasciassero provvisoriamente il luogo. La chiesa si presenta a nave unica con copertura a capriate e con quattro anguste cappelle ricavate lungo le pareti perimetrali: le prime due contengono le statue della Vergine e di S. Antonio patrono delle frazioni 1-2-3° ville, che nei giorni della ricorrenza religiosa (13 giugno) ravvivano, accorrendo in gran numero, una tradizione di fede assai antica.

Il secondo ambiente lungo il muro di destra ospita, invece, una bellissima statua lignea di S. Francesco. L'opera inedita, di qualità davvero alta può essere attribuita ad uno scultore, quasi certamente dell'Ordine Francescano, attivo verso la fine del XVII secolo. L'altare maggiore conserva un bel tabernacolo in legno dorato (mancante di alcune parti) a forma di tempietto con basamento, colonnine tortili, fastigio e capolino di coronamento, databile agli inizi del XVIII secolo. Il presente breve excursus, utile si spera a sollevare un qualche interesse verso un monumento suggestivo e, ricco di interesse storico, artistico e religioso che ha costituito nei secoli il deposito tangibile della fede e della devozione popolare.

Ponte del Sambuco

L'epoca romana è rappresentata dal monumentale ponte "Del Sambuco" in bellissima opera quadrata, vestigio ancora integro della Via Salaria che qui valicava un torrente, arido in estate ma impetuoso nella stagione piovosa. Il ponte (data dal Gazzola al I sec. dopo Cristo) e i muraglioni che lo inquadrano raggiunge la lunghezza di 64 metri la carreggiata che ancora all'inizio del secolo il Persichetti poteva ammirare integra col basolato bigio e consunto, era larga 6,20 metri. I grandi conci sono in breccione, materiale che abbonda nel luogo e che i costruttori sfruttarono con grande perizia. Fino a pochi anni fa si conservava, precipitato nel letto del torrente, il cippo che misurava la distanza del ponte da Roma: 41 miglia. Il sito conserva un'altra carica di suggestione col rudere bianchissimo che appare imponente tra la vegetazione rigogliosa.

Poco distante, a nord est, sono stati rinvenuti i resti di una villa con muri in opus cementitiumm. Salendo su questo versante si incontra la mole raccolta della Chiesa di S. Elena, con pianta quadrata e abside volta in oriente. Il monumento insiste su una platea pertinente probabilmente a un edificio pagano (Staffa). Il luogo era certamente collegato alla villa e al ponte dei Sambuco da un diverticolo che affiora a tratti tra gli arbusti della macchia di Frascano. Contiguo a S. Elena e ad essa strettamente legato era in epoca alto medioevale il Casale Toraniano, grande masseria di proprietà farfense, del quale restano sul Colle dell'Emiato, poggio ventoso e isolato, ampie tracce.

Casale Toraniano

Contiguo a S. Elena e ad essa strettamente legato era in epoca alto medioevale il Casale Toraniano, grande masseria di proprietà farfense del quale restano sul Colle dell'Emiato, poggio ventoso e isolato, ampie tracce.

Il Turchetto è il dolce tradizionale con nocciole di Belmonte in Sabina.

Forma romboidale, preparato con farina, nocciole e miele, cotto al forno. Un tempo questi caratteristici dolci venivano preparati con biscotti, torte e paste che fatte indurire, venivano successivamente triturate fino ad ottenere una sorta di farina che impastata dava luogo al turchetto.

Altri prodotti tipici della cucina locale sono ad esempio le fregnacce, una pasta fatta in casa di forma romboidale condita con sugo di pomodoro e olive nere, possono essere considerate il vero simbolo della tavola sabina.

 

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Via valle Turano, 3

02020 – BELMONTE IN SABINA (Rieti)

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