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Da Nord:
A1 Milano - Roma uscita Orte, direzione Terni - superstrada per Rieti, uscita Contigliano.
Da Sud:
A1 Roma - Firenze uscita Fiano Romano (Roma nord), prendere la Salaria direzione Rieti - superstrada per Terni uscita Contigliano.
Da Est:
A24 Roma - L'Aquila uscita Valle del Salto (Borgorose), direzione Rieti - superstrada per Terni uscita Contigliano.
Contigliano dista 10 km da Rieti, 27 Km da Terni, 90 km da Roma e 70 dall' Aquila ed è situato di fronte al monte Terminillo, ha immediatamente alle spalle i monti Sabini, confina con i paesi di Cottanello e Greccio e circondato dai boschi di carpino, castagno e cerro con un territorio ricco di sorgenti.
Il centro storico del paese rappresenta sicuramente la maggiore attrazione. Il borgo, chiuso tra Porta dei Santi (con portale originale) e Porta Cordara, conserva l'antico nucleo cinto in parte di mura medievali, ed in parte da case serrate tra loro come a volerlo difendere. Il tessuto viario, con le sue vie cordonate, si sviluppa con struttura "a cupola" sulla cima di una collina. Palazzi di epoca cinque-seicentesca dominano la piazza Vittorio Emanuele II conferendogli austerità, suggestivi vicoli attraversano il paese dando la sensazione che il tempo si sia fermato.
Le prime notizie certe sull'esistenza di un insediamento nel luogo in cui sorge l'attuale centro abitato risalgono all'VIII secolo, anche se l'area era già fittamente popolata in età romana, come dimostrato dai numerosi reperti archeologici rinvenuti. Questi ultimi lasciano supporre che il paese sia stato edificato sulle rovine di un insediamento romano, Quintilianum appunto. La Quintilianum medioevale è citata per la prima volta in un Registro Farfense dell'840 oggi distinto in una zona moderna situata in pianura e una zona antica arroccata sulla cima del colle, dominata dalla monumentale Collegiata di S. Michele. Tracce della sua esistenza sono rinvenibili nella storia alto-medioevale, prima come semplice locus e successivamente come castrum dipendente da Rieti. All'inizio del XV secolo Contigliano è il castello più importante della Val Canera: la sua posizione strategica (aperto sulla piana reatina con il controllo dei passi delle montagne retrostanti) fece sì che il Comune di Rieti vi instaurasse un proprio vicario per esercitare un controllo quanto più possibile diretto sulla zona. Dopo una breve parentesi sotto la signoria di Micheletto Attendolo Sforza (1436), fu riconquistato dai Reatini e rimase ad essi fedele; a ricordo di questa vittoria, i reatini murarono sulla facciata del Palazzo Municipale di Contigliano il loro stemma, che è ancora oggi visibile. Nel 1501 subì l'assedio delle truppe di Vitellozzo Vitelli, che si concluse con una feroce strage che non risparmiò neppure le donne; ci vollero oltre cinquant'anni perché il paese potesse risollevarsi da questo drammatico evento, che comunque fu l'ultimo episodio cruento della storia di Contigliano: da questo momento iniziò infatti un periodo di pace e prosperità mai più seriamente interrotto. Il centro storico, situato nella parte superiore del paese, conserva una fisionomia prettamente medioevale e si articola attorno alla piccola piazza Vittorio Emanuele II, sulla quale si affacciano pregevoli palazzi cinquecenteschi e seicenteschi.
La Collegiata di San Michele Arcangelo
L'elemento più importante del centro storico, vanto dei contiglianesi è sicuramente la Collegiata di San Michele Arcangelo.
Nel 1533 la Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo (tuttora esistente) fu elevata a Collegiata e nel 1683 fu iniziata la costruzione dell'attuale Collegiata intitolata allo stesso santo per volontà delle famiglie locali, costruzione terminata poi circa nel 1747. La Chiesa ospita affreschi e dipinti di autori sabini del XVI, XVII e XVIII sec..
La Chiesa Collegiata di Contigliano, dedicata a S. Michele Arcangelo, è una grandiosa costruzione religiosa in stile barocco ben visibile da ogni parte della valle reatina. Una stretta stradina, oltre alla porta medioevale di ingresso al paese storico, conduce alla piazzetta sulla quale si innalza la sontuosa facciata della chiesa cominciata nel 1693 dal ticinese Michele Chiesa e terminata nella prima metà del settecento.
Alla sommità si può osservare nella imponente facciata, rimasta incompiuta, il frontone sporgente che con la cornice e i due spioventi chiude il timpano triangolare.
Alle ali sono visibili due ordini di lesene superiori ed inferiori divise da una cornice aggettante che scandisce, nel suo sviluppo orizzontale, in due parti la facciata; nella superiore vi è una finestra a sesto ribassato, nella inferiore il bel portale sormontato da un'edicola.
L'interno con navata unica coperta con una volta a botte, sulla quale si aprono quattro cappelle laterali ospita numerosi affreschi e dipinti.
Nella prima una pala d'altare rappresentante la Vergine col bambino tra i SS. Giovanni Evangelista, Francesco e Filippo Neri e ai lati S. Girolamo Penitente.
Tutte le tele sono all'incirca del principio del settecento.
Nella prima cappella di sinistra si può ammirare una tela di Onofrio Avellino, napoletano, che rappresenta S. Vincenzo Ferreri; dietro l'altare maggiore si trova una tela del reatino Filippo Zucchetti rappresentante l'Arcangelo S. Michele.
Nel transetto illuminato dall'ardita cupola, vi sono due altari, quello del SS. Sacramento e quello dedicato alla Madonna del Rosario, il presbiterio è l'unica parte della chiesa in cui le stuccature siano state riccamente dipinte con complesse decorazioni neoclassiche.
Il coro semicircolare, l'altare maggiore e la pala fondale (San Michele Arcangelo) concludono la chiesa.
Sul pilastro di fronte al bel pulpito intagliato da Venanzio di Nanzio di Pescocostanzo (l'ultimo a destra della navata, uno dei sostegni della cupola) una lapide ricorda la Consacrazione da parte del Vescovo di Rieti, il padre Domenicano Antonino Serafino Càmard nel 1747. Nella sagrestia vi sono i pregevoli Stalli del Coro d'inverno intagliati da Venanzio di Nanzio di Pescocostanzo (1763) realizzatore dei quattro grandi confessionali disegnati dall'architetto Romano Gregorini che, non essendo stati né laccati né dorati, mostrano il colore del legno, e la tela del romano Francesco Ricci rappresentante la caduta di Simon Mago (1748).
Nella cappella della Madonna del Rosario è conservato un dipinto di S. Antonio di Fra' Sabino da Casperia. All'interno della Collegiata si può ammirare un organo monumentale opera insigne dei maestri organari Adriano e Rinunzio Fedeli di Camerino, i quali ebbero l'incarico con una delibera della Comunità riunita nel Palazzo Priorale, nell'anno 1740. Fu così che venne progettatoli nuovo organo tenendo in considerazione anche il legittimo desiderio di vedere integrato nel nuovo maestoso strumento quanto poteva essere recuperato del vecchio organo presistente.
La costruzione si protrasse per circa otto anni. Nel 1748 infatti l'organo fu consegnato alla Comunità, come si può facilmente dedurre anche da una targhetta scritta di pugno dai costruttori e collocata all'interno di uno dei "somieri" nella quale si legge: "Io Adriano Fedeli feci nell'anno 1748".Si tratta di uno strumento di dodici piedi, con una tastiera di 57 tasti in avorio ed ebano, con prima ottava corta e con una pedaliera di 17 tasti. Inserita in una monumentale cantoria, opera del maestro del legno Venanzio di Nunzio, presenta una facciata di 31 canne che formano una cuspide con ali laterali ascendenti, con bocche non allineate e labbro superiore e mitra con puntino sbalzato alla sommità.
Lo strumento, dopo aver avuto decoro nelle celebrazioni per circa 150 anni, fu gradualmente trascurato al punto da diventare totalmente inservibile intorno al 1920, fino a quando le continue insistenze del Parroco Don Ercole La Pietra non ottennero l'interessamento concreto della Soprintendenza ai Beni Culturali che dette via al restauro. L'impresa fu portata a termine nell'ottobre del 1977.

Abbazia di San Pastore
In una lapide si legge che fu iniziata la fondazione ne 1255 al mattino del 5 maggio e che la fabbrica fu diretta da "Anselmo maestro dell'opera". Nel 1264 la Chiesa era già terminata grazie all'opera dei monaci Cistercensi. In breve tempo l'Abbazia raggiunse un notevole grado di prosperità economica, politica e religiosa tanto da conquistarsi la fiducia dei pontefici, come testimoniano le bolle di Urbano IV (1261) e di Clemente IV (1268). Ma nei primi del 400 iniziò il periodo di decadenza che culminò nel 1426 quando l'Abbazia fu ridotta a Commenda. Seguirono anni di visite pastorali per appurare le cattive condizioni dell'Abbazia e a nulla valsero i tentativi degli abati commendatari per riportarla agli antichi splendori. Nel 1561 il complesso venne definitivamente lasciato dai Cistercensi. Nel 1580 furono inseriti i canonici Lateranensi per impedirne la totale decadenza. Alla fine del 1700 tutti i monaci furono allontanati e nel 1814 fu ristabilita la commenda. La famiglia Potenziani nel 1843 acquistò l'Abbazia dalla Camera Apostolica. Recentemente acquistata da un privato, è attualmente in fase di ristrutturazione. La Chiesa conserva l'imponenza dell'austerità gotico-romanica. Presenta una pianta a croce latina, divisa in tre navate da pilastri quadrangolari su cui poggiano arcate a tutto sesto con doppia ghiera. Va segnalata la presenza di un tetto a capriate sulla navata centrale e su quelle laterali. L'edificio non ha accesso in facciata, ma due porte si aprono sui fianchi della costruzione. Sull'architrave dell'apertura si vede ancora un brano scultoreo del XIII secolo. La zona presbiteriale è coperta da un arcone con volta a sesto acuto realizzata in uno splendido parato murario. Restano nei bracci del transetto e nella terminazione absidale tracce di affreschi del XV secolo. Il coro, a terminazione rettilinea secondo i tipici schemi cistercensi, è leggermente sporgente. Si aprono sulla parete di fondo tre strette monofore. I ruderi del campanile, che un tempo possedeva una campana del 1292, sorgono sopra l'abside. La torre aveva forse anticamente funzione difensiva e di vedetta come il torrione che si eleva ancora ad occidente del complesso. Del chiostro rimane solo il lato orientale porticato con archi a tutto sesto su pilastri quadrangolari. Le volte a crociera sono in mattoni. Su questo portico si aprono tre ambienti. La sacrestia, il primo locale accanto alla Chiesa, comunicava con il braccio sud del transetto. Il secondo vano è l'aula capitolare dell'Abbazia, aperta verso il chiostro da due bifore e da una porta a sesto acuto. Le colonnine binate con capitelli a crochet che originariamente dividevano le bifore, ora non sono più in loco. All'interno il locale è coperto da due crociere. Sulla parete di fondo si aprono tre monofore profondamente strombate, tra le quali si scorgono ancora tracce di affreschi. L'ultima pota immetteva nel parlatorio. Su questo lato del chiostro, al secondo piano, era un tempo il dormitorio. La fronte dell'intero complesso è rivolta a meridione.
Del comune di Contigliano fanno parte le frazioni di:
Collebaccaro, San Filippo, Reopasto, Terria e Montisola.

Collebaccaro:
(in origine Colle Vaccaro). Degna di nota la Chiesa della Visitazione (1413); ritenuta anche da professionisti, uno dei rari "gioielli" della provincia per i suoi affreschi attribuiti alla scuola del Perugino.

San Filippo:
chiamato in origine "Castrum Scornabecchi" (ha assunto l'attuale nome nel 1601), presenta ruderi medioevali.

Reopasto:
oggi disabitato, grazie alla sua ubicazione strategica (tra il monte ad OVEST e il fiume Velino ad EST), controllava la strada Rieti -Terni e forniva ristoro ai viandanti nella piccola Chiesa di Sant'Andrea, unico luogo di culto della piccola comunità locale.

Terria:
situata nell'antica strada "iuxta canalem factam" che portava verso il colle di Montecchio, è oggi un piccolo borgo agricolo ed artigiano sul quale domina il castello Varano di interesse storico.

Montisola:

le vicende del territorio sono legate ad un'epoca assai remota. I primi insediamenti umani risalgono sicuramente ai primi villaggi palafittaci (resti trovati in località Tetrarca), nella massima espansione del lacus Velinus (età del ferro e del bronzo). Più tardi con l'inizio della bonifica della conca reatina a cura di Marco Curio Dentato, si ipotizza, attraverso l'esistenza di alcuni ruderi, che la sede di una delle due ville di Quinto Assio (che aveva ospitato Cicerone), fosse proprio sul colle di Montisola. Inoltre dalla lontana somiglianza dei nomi, molti identificarono Montisola con Issa di Dionigi D'Alicarnasso. In tempi più recenti, il territorio per lunghi anni è stato di proprietà della famiglia Vitelleschi. Dagli inizi dell'800 la proprietà è stata divisa tra varie famiglie: i Serafini, i Tiburzi, i Marcotulli, i Solidati Tiburzi.

 

Riserva dei laghi Lungo e Ripasottile

Nel cuore della fertile piana di Rieti si estende questa Riserva Naturale che protegge, per 3.278 ettari, una zona lacustre e palustre di particolare pregio.

L’area è caratterizzata dai laghi Lungo e Ripasottile e da piccoli specchi d’acqua, definiti "lame", straordinariamente ricchi di vegetazione.

La magica suggestione dei canneti racchiude gli specchi d’acqua, impreziositi dalle ninfe bianche, dalle fioriture rare ed eleganti.

Tutto intorno sono salici, pioppi e arbusti di sambuco.

All’interno di questo ambiente lacustre il gruppo faunistico che presenta la maggiore ricchezza di specie è quello degli uccelli.

In tutte le stagioni si possono osservare specie di particolare interesse. In inverno sostano centinaia di uccelli acquatici provenienti dal Nord Europa: cormorani, germani reali, svassi e molti altri.

In primavera-estate i laghi ospitano alcune coppie di Tarabusino, piccolo e raro airone. L’osservazione degli uccelli e della fauna dei laghi è favorita da punti di osservazione predisposti e mimetizzati nella vegetazione.

La riserva è ricca di interessanti sentieri natura, percorsi pedonali attrezzati con tracciato segnalato, e da sentieri escursionistici, percorsi pedonali, ciclabili ed equestri indicati da un’apposita segnaletica.

Gli ottimi ed abbondanti prodotti provenienti dalle sua campagne sono la base della tipica cucina contiglianese che rispecchia per certi versi i piatti della tradizione sabina, pur distinguendosi per l'originale preparazione di:
Pizzicotti, specie di gnocchi "pizzicati". Il preparato è di pasta di pane e sono conditi con sugo piccante;
Fregnacce, pasta all'uovo tirata sottile e tagliata irregolarmente di solito condita con sugo piccante;
Pizza di Pasqua, focaccia dolce a pasta lievitata che si usa mangiare in particolare durante la colazione di Pasqua abbinata a salumi o cioccolato;
Pizza Sucia:
La pizza Sucia è stata recentemente riconosciuta, dalla Regione Lazio, come prodotto tradizionale del Comune di Contigliano.
È una torta ottenuta utilizzando la pasta del pane (farina, lievito, acqua) con l'aggiunta di: noci, nocciole, pinoli, mandorle, fichi secchi, uva passita, canditi artigianali, miele, qualche pezzetto di cioccolato amaro, mosto cotto, un po' di Rhum.Le massaie preparavano questo tipico dolce natalizio in prossimità delle feste, quando facevano il pane da usare giornalmente.
Si pongono in una terrina (la sera precedente alla cottura) : le noci, le mandorle, le nocciole, i pinoli, i fichi secchi, l'uvetta, i candidi e qualche pezzo di cioccolato amaro. Si bagna il tutto con un po' di liquore Rhum, si aggiunge il miele per amalgamare il composto e si lascia riposare per una notte. Si unisce la pasta lievita del pane cercando di formare un impasto omogeneo, aggiungendo anche il mosto cotto.Gli ingredienti, mossi sempre da un cucchiaio di legno, vengono posti in una teglia unta con strutto e cotti nel forno a legna per più di un'ora a temperatura non molto elevata.
Si utilizzano oggi, come allora utensili in legno, ceramica e metalli. La cottura avviene nel tipico forno a legna.Il dolce viene preparato nelle cucine domestiche.
Era ed è usanza preparare la Pizza Sucia in occasione del Natale, la ricetta è molto antica, è stata tramandata oralmente di generazione in generazione. Era l'unico dolce natalizio della tradizione contadina, quindi povero, perché gli ingredienti provenivano dalla campagna.
La Fontanelle
Via Madonna del Piano 6 - Contigliano (RI)
Biologico (80%) - Coperti: 60 - Apertura: tutto l'anno -
Sito web: http://www.clorofilla.it
Tel.+39 0746 707143 - Fax.+39 0746 707143

Le Vigne
Via della Repubblica, 14
02043 Contigliano
tel: +39 0746 706213
Riposo settimanale: Venerdì
Coperti: 250
San Pastore
Agriturismo - Casali - Appartamenti
Contigliano (RI) Via Terni, 43
Tel. +39 06 50917307 - Fax +39 06 5098286
http://www.tuttolazio.com/547.asp

Villa Franceschini
Via Ettore Franceschini, 7 - 02043 Contigliano (RI)
Tel. e Fax+39 0746 706123

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