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Fara In Sabina

In auto:
DA NORD
Autostrada A1 FIRENZE- ROMA. Uscita dopo la barriera di Roma Nord per Fiano Romano e seguire quindi le indicazioni della S.S.44( via Salaria) direzione Rieti.

DA SUD
Autostrada A1 NAPOLI-ROMA. Prendere la deviazione altezza S.Cesareo,con la bretella di ricongiungimento alla A1 Firenze ?Roma in direzione Roma,giunti alla barriera Roma ?Nord uscire a Fiano Romano e seguire le indicazioni della via Salaria per Rieti .

In treno:
La linea ferroviaria metropolitana FIUMICINO AEROPORTO-ROMA-ORTE consente collegamenti con la stazione di Passo Corese - Fara Sabina ogni venti minuti. E? possibile raggiungere il paese con autobus della linea COTRAL.

Per maggiori informazioni:
Servizio FS informa tel. (892021)da rete fissa.
http://www.trenitalia.it
Arroccata , secondo l'uso medioevale, sulla cima di un altura, il colle Buzio, Fara gode di una splendida posizione panoramica, che domina le verdeggianti colline circostanti, ricche di ulivi, e da cui la vista può spaziare, nelle giornate più limpide, fino a Roma, al Cimino, al Soratte, all'Amiata ed al mare. Il borgo conserva intatto, in tutta la sua straordinaria suggestione, l'originario impianto medioevale (la cinta muraria, le porte di accesso, le stradine strette e ripide, le case di pietra) ed è arricchito da chiese e palazzi di epoca rinascimentale e barocca.
Il comune di Fara Sabina concentra nel suo territorio un altissimo numero di siti archeologici di grande rilevanza. Il termine Fara ha un origine longobarda ed inizialmente indicava il gruppo parentale della popolazione germanica ( detto Fare) che si muoveva unito durante gli spostamenti lungo la penisola.
Si presume dunque che le origini dell?abitato risalgono alla fine del secolo VI al momento del loro stanziamento nella zona.
Intorno alla metà del secolo XI il paese e la rocca di Fara dipendevano già, in parte, dalla vicina e potente Abbazia di Farfa, e altre parti della fortezza e dell?abitato le pervennero nella stessa epoca in virtù di donazioni di devoti.

Sulla fine del secolo poi il "castrum" di Fara fu violentemente occupato dall?imperatore Enrico IV il quale però , più tardi, nel 1084 confermò solennemente all?Abbazia il possesso dell?importante terra fortificata. Tuttavia i diplomi imperiali e bolle papali non valsero ad impedire le usurpazioni perpetrate da signori rapaci ai danni dei Benedettini, ed infine, nel secolo XV , decaduta l?Abbazia di Farfa dal suo antico splendore , Fara venne concessa in feudo agli Orsini ai quali venne strappata per breve tempo, nel 1461, dal celebre condottiero Federico di Montefeltro. Tornò da ultimo alla Santa Sede che ne fece un capoluogo di Governo distrettuale.
Palazzo Orsini (poi Bellini)
L?edificio, restaurato nel secondo dopoguerra, si trova ad angolo tra le due strade che tagliano ortogonalmente il nucleo storico di Fara.
I prospetti esterni, dotati di basamento a scarpa, sono scanditi da fasce marcadavanzale in pietra.
Di particolare interesse sono le finestre del primo e del secondo livello ad arco a tutto sesto con cornici a profilo rettangolare in travertino e decorazioni in rilievo,raffiguranti la rosa degli Orsini.

Numerosi resti archeologici della antica città di Cures e di ville romane sono altresì presenti e visibili sul territorio di Fara Sabina.
L'Abbazia di Farfa
è uno dei monumenti più insigni del Medio Evo europeo; ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo splendore, una vastissima porzione dell'Italia Centrale. L'origine dell'Abbazia è ancora incerta, anche se i più recenti scavi archeologici guidati dal prof. David Whitehouse, direttore della British school di Roma, hanno appurato l'esistenza di un complesso del periodo romano sotto l'attuale Badia. La quasi certa identificazione di Lorenzo Siro con il vescovo di Forum Novum (Vescovio) del 554 accerterebbe la creazione, nel Vl secolo, di un centro fervente di fede e di ricchezza. Al tempo dell'invasione longobarda esisteva una basilica ed alcuni edifici monastici. Secondo una leggenda, nell'ultimo ventennio dei VII secolo, Tommaso di Moriana (o Morienna), che viveva a Gerusalemme, a seguito di una visione della Madonna, esortato a cercare in Sabina, in un detto Acuziano, i resti di una basilica a lei dedicata, riedificò l'opera costruita dal vescovo Siro e diede luogo ad una rifondazione della comunità. Nei primi anni dell'VIII secolo il monastero godette della protezione del Duca di Spoleto Faroaldo II.
Farfa era così un'Abbazia Imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma vicinissima alla S. Sede. In pochi decenni diveniva uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell'Europa medievale; Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in Campidoglio, visitò l'Abbazia e vi sostò. Per comprendere l'importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo, sotto l'Abbate Ingoaldo, essa possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell'impero carolingio. Sempre a questo periodo risale l'ampliamento massimo del monastero. La decadenza dell'Impero carolingio e la penetrazione dei Saraceni furono fatali all'Abbazia. Sette anni resistette l'Abbate Pietro I con le sue milizie e, alla fine, divisi monaci e tesoro in tre parti, abbandonò Farfa. L'Abbazia fu presa e incendiata. Dei tre gruppi il primo fondò Santa Vittoria di Matenano nelle Marche, il secondo fu trucidato a Rieti dai Saraceni e il terzo, che si era salvato a Roma, passato il pericolo tornò a Farfa sotto la guida di Ratfredo che, divenuto Abbate, nel 913 completò la chiesa. Fu però un fuoco di paglia, perduta la protezione imperiale si allentò l'unità territoriale. Alcune famiglie romane (Crescenzi-Ottaviani e Stefaniani) si insediarono in molti territori dell'Abbazia divenendone di fatto padroni, la decadenza fu tale che si ebbero all'interno dell'Abbazia contemporaneamente tre abbati in lotta tra loro.
L'ultima ripresa di Farfa si ebbe per opera dell'Abbate Ugo I (997 - 1038), non a caso con il contemporaneo rilancio imperiale ad opera della dinastia degli Ottoni. Nel 999 fu introdotta la riforma nata a Cluny.
Con Berardo I (1047 - 1089) Farfa riassume i caratteri di Abbazia imperiale e nella lotta per le investiture si schiera contro i Papi e a favore di Enrico IV con la conseguenza che, nel 1097, i monaci decidono, per motivi di sicurezza, di trasferire il complesso abbaziale sul sovrastante monte Acuziano, dove ancora oggi sono visibili le imponenti rovine dell'opera iniziata e mai finita. I possedimenti farfensi di questo periodo sono vastissimi, si possono leggere in un diploma del 1118: l'Imperatore Enrico V riconferma pertinenti all'abbazia le zone di S. Eustachio e Palazzo Madama in Roma, Viterbo, Tarquinia, Orte, Narni, Terni, Spoleto, Assisi, Perugia, Todi, Pisa, Siena, Camerino, Fermo, Ascoli, Senigallia, Osimo, Chieti, Tivoli, il territorio aquilano, il Molise, il porto di Civitavecchia e metà città.
La definitiva decadenza inizierà, però di lì a poco: il Concordato di Worms (1122) segnerà, infatti, il passaggio del monastero all'autorità pontificia; con l'Abbate Adenolfo (1125) si sancì ufficialmente la totale sudditanza. Una fiammata filoimperiale si ebbe nel 1155 al passaggio di Federico Barbarossa. Decadenza economica e crisi monastica aggravarono in modo irreparabile la vita dell'Abbazia e alla metà del XIV secolo si arrivò all'interdizione e alla scomunica dell'Abbate per il mancato pagamento delle decime alla Camera Apostolica.
Carbone Tomacelli, Cardinal nipote di Bonifacio IX, all'inizio del XV secolo fu il primo Abbate Commendatario. Non tornò certo il prestigio dei secoli passati ma, in alcuni casi, le famiglie nobili che ebbero, con l'istituto di Commenda, il monastero, ne migliorarono le strutture. Gli Orsini nella seconda metà del XV secolo costruirono l'attuale chiesa che fu consacrata nelle 1496; i Barberini riordinarono e ampliarono il borgo, in larga parte utilizzato per le due grandi. fiere del 25 Marzo e dell'8 Settembre, ricorrenze dell'Annunciazione e della Vergine alla quale è dedicata l'Abbazia.
Nel 1798 Farfa subì il saccheggio dei Francesi e nel 1861 la confisca da parte dello Stato italiano. Dal 1921 l'Abbazia appartiene alla comunità benedettina di S. Paolo fuori le mura.

"Museo Civico Archeologico" : Sez.Preistoria ? Protostoria e Archeologia
Presso Palazzo Brancaleoni ?Castellani
P.zza del Duomo
Tel. 0765/277321

Orario di apertura al pubblico
sabato e domenica (9.00-13.00/16.00-20.00)
martedì/mercoledì (9.00-13.00)
venerdì (16.00-20.00)

Oleoteca Regionale
Il complesso abbaziale di Farfa ,un luogo di grande significato simbolico per tutta l?olivicoltura laziale, ospita l?Oleoteca Regionale che ha lo scopo di rappresentare la produzione oleica di tutte e cinque le province laziali. Si articola infatti in cinque spazi,uno per ciascuna provincia. Nicchie in legno d?ulivo ospitano le bottiglie d?olio rese visibili e disponibili all?assaggio ed eventualmente all?acquisto. Sulla volta a botte della stanza immagini proiettate dei paesaggi laziali e quelle inerenti a tutte le fasi della lavorazione del prezioso frutto che è l? olivo offrono al visitatore la possibilità di immergersi nella memoria secolare ,nei paesaggi, nei colori, nei profumi e nei sapori della cultura e coltura dell?olio del Lazio.

L?olivo più grande del mondo
Per apprezzare tutto il fascino della cultura dell?olio si può partire dalla frazione di Canneto (comune di Fara in Sabina), nel Casale Bertini, dove cresce l'olivo più grande del mondo: due millenni di vita, 7 metri di circonferenza del tronco, 14 metri di altezza, una folta chioma e circa dodici quintali di olive l'anno. L'olivo, già appartenete ai monaci di Farfa, fu acquistato nel 1870 dalla famiglia Bertini. Un vero monumento, uno spettacolo incomparabile per la zona di maggior produzione olearia della Sabina. L'incredibile crescita di quest'albero si deve alla favorevole ubicazione delle colline esposte a mezzogiorno e a oriente, in posizione aperta e ventilata.
Un consiglio? Fate una visita al Museo dell'olio della Sabina a Castelnuovo di Farfa...

Museo dell?olio della Sabina
Inaugurato di recente, il museo è ospitato nel cinquecentesco Palazzo Perelli e illustra, in un percorso originale che si snoda attraverso la città, la storia dell'olio d'oliva della Sabina, riconosciuto tra i migliori del mondo. Molte sono le installazioni realizzate per il museo da maestri della scultura contemporanea, tra questi Alik Cavaliere, Maria Lai, Hidettoshi Nagasawa e Gianandrea Gazzola. Una sala, dedicata alla "Memoria", presenta una documentazione fotografica accompagnata da musiche selezionate dei cittadini di Castelnuovo; segue la sala multimediale e la sala delle "Macchine" che conserva torchi antichi in uso in Sabina che documentano le trasformazioni produttive attraverso quattro secoli di storia oltre a un gruppo di giare in terracotta del XVII secolo.

Per maggiori informazioni:
Castelnuovo di Farfa (Rieti)
Palazzo Perelli, via Perelli Tel. 076536370
proprietà pubblica
aperto 15.30-20 venerdì, 10-20 sabato e domenica, altri giorni su richiesta
ingresso E. 5,16 intero, E. 3,62 ridotto

Tra i luoghi degni di visita ci sono ancora le passeggiate lungo il fiume Farfa,dove si ha la possibilità di fare,nel periodo estivo, piacevoli bagni nelle acque del fiume ed ammirarne i laghetti.
Inoltre un sentiero attrezzato permette di raggiungere la Grotta Scura,cavità di notevole valore speleologico, lunga 150 metri, formatasi nel Quaternario ad opera dell?azione erosiva delle acque.
Il pregiato olio prodotto nel reatino ha ottenuto, per primo in Italia, il marchio di denominazione di origine protetta "Sabina" grazie alla sua eccezionale qualità. Le caratteristiche che rendono unico questo olio sono il colore giallo oro con sfumature sul verde per gli oli freschissimi, l'odore di fruttato, il sapore vellutato, uniforme, aromatico, dolce, amaro per gli oli freschissimi.
Uno dei segreti dell'olio sabino è la bassissima acidità, ottenuta grazie alla raccolta anticipata e ai tempi ridotti che trascorrono tra la raccolta e la macinazione.
Un altro segreto dell'olio sabino è il terreno: le colline sabine hanno un terreno sassoso che favorisce la crescita di piante di olivo dalle caratteristiche eccelse.
La qualità delle piantagioni sabine è accresciuta dalla coltivazione biologica: negli ultimi anni si sono diffuse sempre più le coltivazioni con metodi biologici, facilitate anche dalla natura rustica della pianta dell'olivo.
L'olio non è solo sinonimo di gusto e di cucina di qualità, è una vera e propria cultura, che segna il paesaggio e i modi di produzione, soprattutto in Sabina, dove l'olivo è stato coltivato da millenni.
Per apprezzare tutto il fascino di questa cultura si può partire dalla frazione di Canneto (comune di Fara in Sabina), nel Casale Bertini cresce l'olivo più grande del mondo: due millenni di vita, 7 metri di circonferenza del tronco, 14 metri di altezza, una folta chioma e circa dodici quintali di olive l'anno. L'olivo, già appartenete ai monaci di Farfa, fu acquistato nel 1870 dalla famiglia Bertini. Un vero monumento, uno spettacolo incomparabile per la zona di maggior produzione olearia della Sabina. L'incredibile crescita di quest'albero si deve alla favorevole ubicazione delle colline esposte a mezzogiorno e a oriente, in posizione aperta e ventilata.
Altro luogo che permette di apprezzare a pieno la cultura dell'olio è il Museo dell'olio della Sabina a Castelnuovo di Farfa, con la sua fusione perfetta tra antico e moderno.
Per fare un viaggio virtuale in tutto il Mediterraneo e capire quanto l'olivo abbia profondamente segnato la cultura del Mare Nostrum, bisogna recarsi nella chiesetta campestre di San Donato (IX sec.). Questo luogo incantato si trova nei pressi di Castelnuovo di Farfa, ed è parte del percorso museale dedicato all'olio della Sabina. All'interno architettura e musica celebrano il ruolo dell'olio nella spiritualità mediterranea. La chiesa è circondata dal Giardino degli ulivi del mondo, uno spazio simbolico dove vengono ospitate le diverse qualità coltivate nel Mediterraneo. Il giardino accoglie anche un olivo dell'orto dei Getsemani donato dalla Delegazione della Terra Santa.


Museo dell'olio della Sabina
Palazzo Perelli - Via Perelli, 9
Ufficio Informazioni Museo dell'olio della Sabina
Tel. +39 0765 36370 - Fax. +39 0765 36370 (prenotazioni per gruppi)
Orario: da lunedì a giovedì su prenotazione, venerdì 15.00 - 20.00, sabato 10.00 - 20.00, domenica e festivi
10.00 - 13.30 e dalle 14:30 alle 20:00.
Ingresso: € 5,16 (inclusa visita guidata), ridotto € 3,62 (bambini, over 65 e gruppi)
Ristorante al Belsito Pizzeria
(terrazza panoramica)
(mercoledì chiuso)
Via Rieti
tel. 0765-277052

Ristorante BAR Lupi
(cucina-tipica)
Via Porta Montopoli n8
loc. Abbazia di Farfa
tel. 0765-277008

Agriturismo La Raja
Passo Corese loc. Arci
tel. 0765-487036
Agriturismo La Raja
Passo Corese loc. Arci
tel.0765-487036
A Farfa, l?abitato di poche decine di abitanti sorto a ridosso dell?Abbazia, piccole botteghe con stipite di legno che si affacciano sul borgo offrono la possibilità di acquistare prodotti dolciari, miele, olio, biancheria per la casa e souvenir d?altro genere.

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