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Puglia

Il Sistema Aeroportuale Pugliese.
Il sistema aeroportuale pugliese, costituito dagli scali di Bari, Brindisi, Foggia e Taranto, si propone come elemento strategico per la crescita economica, sociale, culturale, turistica di un territorio con forti segnali di espansione. Le strutture aeroportuali, elemento irrinunciabile nel processo di valorizzazione del sistema economico regionale, possono contribuire al consolidamento della Puglia quale regione di riferimento per l'area dei Balcani e del Mediterraneo.

BARI - Palese
Ufficio Informazioni
tel. 080.583.52.00 - Fax 080.583.52.25

in auto:
Autostrada A14
PER CHI ARRIVA DA NORD: Casello Bari Nord,
Tangenziale di Bari (direzione Foggia), Uscita aeroporto;
PER CHI ARRIVA DA SUD: Casello Bari Sud SP 271(DIREZ. BARI),
Tangenziale di Bari (direz. Foggia), uscita aeroporto;
SS.16
Per chi viene da Nord (da Foggia): Uscita aeroporto;
Per chi viene da Sud (da Lecce - Brindisi):
Tangenziale di Bari (direz. Foggia), uscita aeroporto;

In treno
Bari - Stazione Centrale
TRENITALIA
P.zza A.Moro
Trenitalia informa 84.88.88.088
www.trenitalia.com
FERROVIE APPULO LUCANE
Servizio informazioni 080.57.25.228
FERROVIE DEL SUD EST
Numero Verde 800-07.90.90

In autobus
AUTOBUS AMTAB n° 16
Direzione: da / per centro città (Piazza Moro)
Frequenza: Il servizio entra in funzione alle ore 5 e termina alle ore 23. Frequenza media dei passaggi 60 minuti. Sul percorso di ritorno effettua fermate in via Capitaneo, via Ranieri, via Diaz. Inoltre ferma in corso Italia e via Quintino Sella in sostituzione di via Andrea da Bari. Non ferma in via Duca d'Aosta.
Tempo di percorrenza: 35 / 40 minuti
Costo biglietto: € 0.77
AUTOBUS TEMPESTA
Direzione: dall' aeroporto alla stazione centrale e viceversa
Tempo di percorrenza: 25 / 30 minuti
Costo biglietto: one way € 4.13

BRINDISI - Casale

SS.379
PER CHI ARRIVA DA NORD
Per chi viene da Nord (da Bari):
Uscita aeroporto
Per chi viene da Sud (da Lecce):
Uscita aeroporto
SS7
Per chi viene da Taranto
Innesto SS379 (direzione Bari)
Uscita aeroporto
La Puglia è una terra di frontiera, un ponte idealmente sospeso tra Oriente e Occidente.
Dalla Capitanata al Salento, passando per la Valle d'Itria, si rivela al turista in raffinate sensazioni fatte di piccole sfaccettature e grandi contrasti.
La Puglia racchiude in sé tanti aspetti differenti.
La Puglia è l'ARTE che rivive in secoli di storia fatti di dominazioni ed influenze straniere.
La Puglia è ARCHEOLOGIA: dalle tracce delle civiltà classiche agli insediamenti paleocristiani dei monaci bizantini in fuga dall'atrocità della barbarie saracena.
La Puglia è il MARE che la avvolge e protegge per quasi tutta la sua estensione, un mare cristallino che si perde nell'orizzonte del cielo.
La Puglia è NATURA; un paesaggio aspro e affascinante disseminata delle sculture degli Ulivi secolari e della terra che rapisce per la vivacità dei suoi colori e l'intensità dei suoi profumi.
La Puglia è la semplice grandiosità dei suoi monumenti o il geniale mistero dei trulli, costruzioni tipiche che punteggiano la Valle d'Itria e che affascinano per la singolare architettura.
La Puglia è una GASTRONOMIA fatta di profumi e sapori dettati da una sapienza antica.
Insomma, un viaggio in Puglia è qualcosa di più di una vacanza alla ricerca del relax di una spiaggia assolata; è un viaggio nel tempo e nella cultura i cui ritmi sono scanditi da un gusto per la vita fortemente legato alla tradizione.
Il paesaggio pugliese è caratterizzato da una marcata eterogeneità. Dai dolci declivi del tavoliere ove nel "Granaio d'Italia" ci si perde in campi di grano infiniti, da esso si alza l'altopiano delle Murge che discende nuovamente in ogni direzione fino a perdersi nel mare. Il Tavoliere naturalmente si trasforma a 40 km prima di Bari nel mare verde di milioni di ulivi secolari che prosegue fino alla estrema punta del tacco. Alberi generosi e senza tempo diventati il simbolo di una regione anch'essa generosa e ricca di una storia millenaria. La piana degli ulivi si alterna alla varietà policroma delle coltivazioni di vigneti quando raggiunge la dorsale delle Murge che parte da Castel del Monte attraverso Sammichele di Bari e Gioia del Colle arrivando fino alla Valle d'Itria.
Un paesaggio, quello pugliese, segnato dall'asprezza delle rocce, dai tagli che il tempo gli ha inferto e che ne hanno segnato indelebilmente l'aspetto creando anfratti e gole, le cosiddette gravine, che da letti di probabili fiumi preistorici oggi prosciugatisi hanno offerto nei secoli riparo e protezione a greggi di animali e ad intere comunità. Un paesaggio aspro, quindi, che si svela fin nelle sue viscere rivelando una gran quantità di caverne che trova la sua massima espressione nei pressi di Castellana dove, agli inizi del XX secolo è stato scoperto un gruppo di grotte considerate il più imponente complesso speleologico di tutta Italia, una sorta di cattedrale naturale che disorienta il visitatore con le sue stalattiti e stalagmiti dalle dimensioni eccezionali e dalle forme più strane che la fantasia umana ha ribattezzato con i nomi più disparati.

Il mare
La costa pugliese, con quasi 800 km. di spiagge può ritenersi la più lunga d'Italia e, in virtù della sua estensione, si presenta come un paesaggio vario e diseguale che passa rapidamente dalle lunghissime spiagge di sabbia finissima alle vertiginose altezze delle scogliere a picco sul mare, passando per i borghi marinari abbarbicati su falesie di roccia da cui è possibile ammirare la cristallina trasparenza delle acque che circondano questa regione fino a intravederne il fondale.
E' una costa dall'aspetto quasi irreale modellata nella sua irregolarità dal vento e dal mare che commuove per lo spettacolo naturale che offre agli occhi del turista: lo spettacolo di un'alba che lentamente restituisce luce e vitalità a queste acque è un'emozione che cresce dentro ed esplode in una miriade di colori caldi come questa terra. Ma è facile riconoscere un rapporto di amore-odio della gente di qui col mare, perché se è pur vero che grazie al mare i pugliesi hanno visto fiorire i loro rapporti commerciali con le terre al di là dell'Adriatico, si sono sostentati grazie alla pescosità di queste acque, è anche vero che dal mare venivano le minacce più grandi. I tentativi di depredazione messi in atto dai turchi nel corso dei secoli costrinsero infatti gli aragonesi a costruire numerose torri di avvistamento lungo la costa che avvisavano dell'imminente pericolo e che ancora oggi sono visibili.
Dalle calette di Polignano sotto l'abbazia di San Vito incontriamo la Grotta Palazzese con di fronte lo Scoglio dell'Eremita e le grotte nel mare adiacenti, proseguendo troviamo, 1 km prima di Monopoli, la caletta di Torre Incina con una Torre d'avvistamento e le barche dei pescatori a fare da corollario ad un mare cristallino.
Dopo Monopoli in località Santo Stefano 2 calette circondano un antico Castello sul Mare, proseguendo dopo pochi chilometri iniziano le lunghe spiaggie di sabbia fine della zona del Capitolo con innumerevoli lidi attrezzati. Tra Savelletri e Torre Canne vi sono due insediamenti degni di nota, La Masseria sul Mare in località Forcatella dove i pescatori in piccoli capanni di fortuna, offrono ricci di mare e polpi appena pescati, proseguendo invece troviamo una bellissima Taverna sul Mare "La Taverna da Santos", che, a parte un bellissimo lido attrezzato con discese a mare in calette limpidissime, dispone di vasche talassoterapiche naturali ed un bellissimo ristorantino a pochi metri sugli scogli. Dopo la città di Torre Canne ha inizio una bellissima zona di spiaggie di sabbia fine lunghissime con pochi lidi selvaggi ed incontaminati. Fino ad arrivare dopo circa 20 km alla Oasi naturalistica di Torre Guaceto dove attraverso innumerevoli canneti, dune altissime e spiaggie incontaminate sarà possibile vedere i Trampolieri di passaggio nelle loro migrazioni annuali.
Si prosegue lungo la costa fino al Salento dove si può scendere lungo la scogliera fino a scoprire le perle nascoste di quest'angolo di Puglia un tempo definito dai romani finibus terrae: le grotte nel mare quali la Zinzulusa a Castro e la grotta dei cervi vicino Porto Badisco, le bellissime calette di Porto Miggiano e Porto Badisco dove si servono anche i ricci di mare appena pescati, le spiagge bianche vicine alla Città di Otranto e, doppiando il Tacco, le lunghe spiagge della Città di Gallipoli.
La storia della Puglia è storia di dominazioni e di miseria, perché questa terra è stata teatro di dominazioni e di abbandono.

I resti archeologici ci testimoniano una preistoria lontanissima nei millenni. Le stazioni e le tombe pugliesi e materane della civiltà del bronzo si collegano col gruppo appenninico: ricorderemo le grotte entro il Pulo di Molfetta, adattate e ampliate per uso di abitazione; i villaggi capannicoli di Coppa Nevigata, presso Manfredonia, di Terlizzi, Bari, Leporano e dello Scoglio del Tonno. In Puglia sono abbastanza frequenti le tombe megalitiche a dolmen, attribuibili a fasi recenti della civiltà del bronzo. Accanto ai dolmen, durante la civiltà enea, si ebbero anche tombe a fossa e tombe costituite da grotticelle funerarie, scavate artificialmente nel terreno e precedute da pozzetti di accesso (tomba a forno o di tipo siculo). Ai dolmen, nelle regioni pugliesi, si collegano altri monumenti megalitici: le pietre fitte o menhir, le specchie. Sul Gargano l'aspetto proprio della civiltà enea si attardò sino ad accogliere forme caratteristiche della prima civiltà del ferro, tra cui tumuli sepolcrali di pietrame, riparanti la cassetta funeraria. Verso la fine dell'VIII secolo a.C. si sviluppò una produzione vascolare, tipica e limitata alla Puglia per forme di vaso e decorazione geometrica dipinta.

Nei tempi storici, la Puglia appare abitata da popolazioni illiriche (Iapigi, Dauni, Peucezi, Messapi) e da colonie greche, tra le quali grandissima importanza ebbe la dorica Taranto. Dopo le guerre sannitiche e pirriche, conquistata Taranto (272 a.C.), Roma ridusse a città federate i centri della Puglia, dei quali molti si ribellarono durante la guerra annibalica e poi durante la guerra sociale. Nell'ordinamento augusteo, l'odierna Puglia fu compresa nella seconda regione, Apulia et Calabria. Benché nessun centro pugliese acquistasse mai in età romana grande importanza, tuttavia la Puglia raggiunse durante l'Impero un notevole grado di fioritura economica, soprattutto in quanto la sua posizione geografica ne fece un centro di comunicazioni di grandissima importanza, cui facevano capo, attraverso i porti, le grandi vie verso l'Oriente, Brindisi era il termine della Via Appia, che congiungeva la Puglia a Roma, insieme alla Via Traiana.

Con la caduta dell'Impero d'occidente, la regione conobbe devastazioni infinite, disputata da Bizantini, Longobardi e Franchi, e insidiata dai Saraceni. Inoltratesi sulla via di un'autonoma organizzazione civile e militare, alcune città, con una grande insurrezione sul principio del secondo secolo capeggiata da Melo, tentarono di liberarsi dal dominio bizantino. Ma proprio l'aiuto di avventurieri normanni decise della sorte loro, e tutta la Puglia entrò nell'orbita della nuova monarchia normanna; non mancarono le rivolte contro lo stato unitario accentratore, ma le ribellioni si conclusero, sotto Guglielmo I, con la parziale distruzione di Bari. Soprattutto con Guglielmo II i traffici commerciali con l'Oriente, in buon accordo con Venezia, dettero alla Puglia un periodo di prosperità. Divisa invece da odī tra città e città durante la difficile successione normanna, ritrovò ancora una relativa tranquillità sotto il ferreo governo di Federico II: sorsero cattedrali (Bitonto), fortezze (Castel del Monte), furono istituite fiere; furono favoriti gli scali alle navi veneziane e anche genovesi. Ma, durante il dominio degli Angioini, le cresciute gravezze generali e l'ostilità per i vantaggi accordati alle flotte forestiere ridettero alle città pugliesi varie ragioni di ribellioni, soprattutto quando gli Aragonesi disputarono la Puglia agli Angioini. Dopo la vittoria aragonese, la speranza di sfuggire all'avidità dai baroni facendo parte del regio demanio tenne fedeli le città, minacciate anche dalle scorrerie dei Turchi (1479-80). Ma Ferrante II, per far fronte alla guerra contro Carlo VIII di Francia, dette in pegno alcune città a Venezia, che ben presto trasformò il temporaneo possesso in conquista: veneziane così furono Trani, Brindisi, Otranto, Gallipoli.

La pace tra Francesi e Spagnoli (1529) riportava quasi tutta la Puglia sotto l'unico dominio spagnolo che fu pesante per la pressione fiscale, per il disordine amministrativo, per il rifiuto di rapporti commerciali con l'estero. Venezia, in particolare, stremò la Puglia, desolata da carestie, dalla malaria e dalla peste, dalla piaga di un inerte latifondismo e dalle speculazioni di avidi profittatori. Ciò nonostante, al gran moto di civile rinnovamento del regno, nel secolo XVIII, la Puglia partecipò attivamente, così come alla preparazione giacobina della rivoluzione napoletana. Dopo la dura occupazione militare del cardinale Ruffo, le riforme del decennio francese parvero restituire la Puglia a un vivere civile, ma sopravvenne la restaurazione borbonica del 1815, per la cui caratterizzazione basterà ricordare la legge del 1817, la quale stabiliva che il Tavoliere doveva ridiventare incolto. Sorsero numerose ed attive le sette e, dappertutto, i carbonari. L'insurrezione scoppiata a Foggia il 3 luglio 1820 trovò aderenti tra tutti i ceti. Ma, ritornato il governo borbonico, si andarono anche chiarendo le differenze, ché, su un comune sfondo antiborbonico, non si accordavano le tesi moderate e quelle ultraliberali, o quelle di rivoluzione sociale.

Il diffondersi però del Partito Nazionale d'azione, ma soprattutto il successo della spedizione garibaldina, fecero superare ogni differenza, tanto che il plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia riportò una vittoria a favore quasi unanime. Ben presto però la mancata ripartizione delle terre demaniali, ch'era stata promessa, e la novità della coscrizione militare suscitarono una violenta ribellione, che, esauritasi, ebbe come strascico un lungo brigantaggio. La vendita, tumultuariamente eseguita, dei beni dell'asse ecclesiastico, o delle quote demaniali, mentre accrebbe la classe dei piccoli proprietari, incapaci però di trasformare redditiziamente le colture, non risolse il problema del proletariato, né il latifondo fu avviato dai suoi proprietari a più moderne colture. Accanto a questi gravissimi problemi del settore agrario, le città ritrovavano invece, nell'unità, nuova attività. Durante il ventennio fascista, furono stimolate opere, quali la costruzione del porto di Bari, divenuta sede di un'importante fiera («Fiera del Levante») e furono intensificati i traffici commerciali.

Ebbe così inizio la fioritura economica di questa terra che negli ultimi decenni tanto si è avvalsa del turismo sempre più intenso e qualificato.
L'arte in Puglia vive soprattutto nelle sue pietre dalle quali, per secoli, gli abili scalpellini hanno saputo ricavare opere di mirabile fattura. Nei secoli l'affermazione di nuove dominazione ha guidato questa indole artistica attraverso una grande commistione di generi artistici che, sapientemente rielaborati dai "mastri" locali, ha dato vita a uno stile assolutamente unico che vive nelle cesellature dell'arte orafa così come nella monumentalità architettonica di palazzi, castelli e chiese.
La semplicità e, al tempo stesso, la ricchezza di questi luoghi sorti spesso a stretto contatto gli uni degli altri, dimostrano non solo la volontà di lasciare una traccia indelebile sul territorio, ma anche il legame simbolico che lega questo popolo al sentimento divino. Ritroviamo così a Trani l'imponente castello federiciano, sorto sul mare a difesa della città e vicino alla Cattedrale, sorta sulla precedente Basilica dedicata a S. Maria di cui conserva la pianta, che colpisce per il bianco delle sue pietre.
Altro grande esempio della semplicità maestosa dell'arte pugliese è Castel del Monte. Sorto anch'esso per volere di Federico II, è caratterizzato da una pianta ottagonale che è al centro del presunto mistero che ne avvolge la storia. Il castello nasce come residenza di caccia, ma l'ossessività con cui in esso si ripete il numero 8 e i particolari criteri adottati per la sua costruzione, fanno sospettare che la sua destinazione avesse scopi ben più misteriosi, come ad esempio custodire il leggendario Graal, la coppa in cui bevve Cristo durante l'ultima cena.
Passando per la Basilica di S. Nicola in Bari, tempio di grande spiritualità e punto d'incontro tra i culti orientale ed occidentale, si giunge ad Ostuni dove la Cattedrale si eleva sulle case imbiancate a calce del tipico borgo arroccato sulla collina in una reinterpretazione assolutamente unica che coniuga in sé la spartanità del romanico alla ricchezza decorativa del barocco. Il barocco stesso, a partire dal XIV secolo, diventa massima espressione dell'architettura e dell'arte pugliese. Citiamo tra le altre la città di Martina Franca con il suo Palazzo Ducale e, più in generale, il Salento che trova nella città di Lecce la massima espressione della ricchezza e della preziosità del lavoro certosino degli abili scalpellini pugliesi. Proprio in terra salentina ricordiamo, inoltre, la presenza di chiare influenze bizantine nella città di Otranto. Estrema porta d'oriente di questa terra, fu difesa strenuamente dai continui attacchi turchi dall'imponente fortificazione che si staglia sul porto della città e che ricordiamo per la sua caratteristica forma che ricorda la prua di una nave che fende le onde.

Sempre in campo artistico merita un discorso a parte l'arte pre e paleocristiana molto radicata in questa terra, tanto da poter quasi arrivare a considerare l'intera Puglia come un unico grande sito archeologico. Ricordando la primaria importanza che questi luoghi hanno rivestito per la comunicazione e gli scambi commerciali col vicino oriente, viene naturale pensare che la dominazione straniera affondi le sue origini fin nella cultura ellenistica e romana.
La riscoperta archeologica della Puglia si snoda non solo tra i musei, ma soprattutto alla ricerca sul territorio delle consistenti tracce del passato. La scoperta di rovine di intere città ha infatti fornito indicazioni per la ricostruzione dello stile di vita degli antichi abitatori di queste zone: i corredi funerari, i vasi, le monete, le statue, i monili e gli svariati oggetti di uso quotidiano rinvenuti durante le campagne di scavo raccontano la storia dei popoli considerati i pilastri della civiltà moderna. La città di Egnazia ne è un esempio; qui è possibile ammirare i resti della civiltà messapica che ha lasciato tante strane testimonianze. E' uno dei centri archeologici più interessanti della Puglia, le rovine sono semisepolte nell'acqua: le tombe rettangolari, piene di incrostazioni marine, sono scavate nelle rocce. EGNATHIA fu una città messapica e poi romana fiorente per i suoi traffici e per la sua produzione di ceramiche. Ancora oggi, attorno all'ACROPOLI, circondata da mura, notiamo i resti dei pavimenti, dei portici, dei templi, del FORO, i ruderi di un ANFITEATRO e di una BASILICA a tre navate divisa da colonne di cui restano le basi, le pietre dell'antica via TRAIANA con i solchi delle ruote, e poi cisterne, pozzi, tombe, tratti di mura ciclopiche che si spingono fin presso il mare dove rimangono alcuni resti del porto. Probabilmente un evento bellico nel corso della ventennale guerra greco-gotica (V secolo d.C.) investì la città. In ogni caso è in quell'epoca che la città decadde per non riprendersi mai più. La vita oggi è rappresentata dalla ricerca archeologica, dai visitatori che possono ammirare il parco Archeologico e, oltrepassando un tipico muretto a secco pugliese, visitare il moderno Museo Nazionale e l'annessa necropoli messapica dove, fra altri reperti, si può ammirare il notevole mosaico delle Tre Grazie, unico documento musivo figurato finora conosciuto ad Egnazia (il soggetto del mosaico è mitologico ed era ampiamente diffuso nelle arti figurative di età romana).
Ma la scoperta del passato di questa terra non è legato unicamente alle civiltà greca e romana. Infatti, la caduta del Sacro Romano Impero portò un periodo di grande confusione storica che sfociò nel Medio Evo e costrinse alla fuga dal vicino oriente molti monaci bizantini che qui si rifugiarono, vivendo in semi-clandestinità al riparo delle gravine. Le gravine sono una sorta di frattura dovute a fenomeni sismici, scavate dal vento e dai fiumi sotterranei che incidono profondamente il territorio pugliese, luoghi ideali per la nascita e l'insediamento di queste comunità.
La riscoperta di questi luoghi è un viaggio segnato da colori, graffiti ed incisioni tipici dell?iconografia cristiano-ortodossa che testimoniano il fervore cristiano dei loro abitatori.
I trulli
Il trullo è una caratteristica casa di contadini o di artigiani, realizzata con tecnica ardita e singolare. "a pianta centrale con muri a secco, senza malta, sui quali si innalza una cupola a forma di cono. I muri sono intonacati a latte di calce bianca; il cono, che è chiuso da un agile pinnacolo, è rivestito - sempre a secco - da filari concentrici e spioventi di lastre lisce di grigia pietra locale, dette chiancarelle. La zona dei trulli si estende su per i rilievi collinari della Murgia compresi fra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto.

I Castelli
Non meno di venti castelli fanno del Salento una poderosa unica fortezza, granitico baluardo, insieme con le torri costiere e con le masserie fortificate dell?interno, alle centinaia di invasioni che nei secoli hanno fatto di questa provincia una terra di conquista per Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Veneziani, Saraceni.
La configurazione attuale di quasi tutti i castelli del Salento risale al periodo rinascimentale (secc. XV e XVI), anche se molto spesso i vari complessi inglobano precedenti costruzioni, come ad esempio nel caso del castello di Copertino, di Gallipoli, di Otranto, di Acquarica del Capo, di Presicce, di Morciano di Leuca e di Roca Vecchia.
Emblematici il Castello di Carlo V, a Lecce (eretto tra il 1539 e il 1549), e la città fortificata, con baluardi e fossato, di Acaja (nel comprensorio di Vernole), a pochi chilometri di distanza dal capoluogo salentino. Siamo di fronte a due espressioni massime sul fronte dell?architettura militare del Rinascimento non solo salentino ma di tutto il territorio nazionale, opera del valentissimo architetto Gian Giacomo dell'Acaja, caro al cuore dello stesso imperatore Carlo V. Ultimamente il Castello di Lecce è tornato alla funzione più consona e naturale di contenitore culturale che tante province invidiano al capoluogo salentino.
Un cenno a parte spetta al Castello di Corigliano d'Otranto, sintesi superba di funzionalità militare e di bellezza artistica. E' sicuramente il più ricco di decorazioni scultoree dell'intera provincia e tra i più visitati e ammirati del Sud Italia.

Le masserie fortificate
Le opere fortificate sono più frequenti nel Sud della penisola, avamposto cristiano contro gli infedeli: opere militari superbe conservano Salve (nel 1537 oggetto di massicci attacchi da parte di corsari algerini), Morciano di Leuca (Castello Castromediano), Giuliano e Salignano (Castrignano del Capo), Alessano (residenza fortificata dei Gonzaga), Acquarica del Capo, con il castello sforzesco del XV secolo, Scorrano, Taurisano, Tricase, con l'imponente trecentesco Palazzo Gallone al quale guardano l'intatto castello trecentesco di Depressa e quello quattrocentesco dei Trane di Tutino, Racale, Parabita, Palmariggi, Otranto con lo splendore del castello e della Torre alfonsina, teatro di disperate resistenze, il castello degli Acquaviva di Nardò, Gallipoli (che ingloba fortificazione bizantina e fondazione angioina, con Rivellino del 1522, e poderosi bastioni), Galatone, Copertino (con possente castello cinquecentesco, ornato da un arco di trionfo, e con annessa cripta paleocristiana), per finire con Castro, il cui castello sorto sui resti dell'antica rocca romana domina il Canale di Otranto ed è sentinella vigile sul mare.

Le Torri
Speculare al destino dei castelli è la vicenda propria delle torri costiere e delle numerose masserie fortificate in Terra d'Otranto, le prime distribuite in un?ideale catena come sentinelle lungo il litorale ionico e adriatico per avvistare le feluche saracene, le seconde dislocate strategicamente nelle aree classiche dei comprensori di Lecce, Nardò, Ugento, protagoniste dal XV al XIX secolo di una vera e propria epopea (le lotte dell'uomo contro i Turchi e contro i briganti di tutte le stagioni, le lotte della classe padronale terriera contro le minacce populiste, le lotte del contadino per la propria sopravvivenza fisica).
Le torri di avvistamento e di segnalazione, innalzate nel tardo Cinquecento (più antica, a Leverano, la torre federiciana del XIII secolo, mentre a Lecce sono visibili le torri cilindriche di Belloluogo e del Parco, rispettivamente del XIV e del XV secolo), sono, nella loro severa essenzialità, dei veri e propri gioielli di edilizia militare che connotano fortemente le coste salentine. Il turista potrà incontrarle in ogni luogo, e sarà sempre una gradita sorpresa ammirarle in controluce, quando il sole muore dentro il mare, a suggello di una storia che, da queste parti, è stata storia di vele corsare, di guerre, di tradimenti e di sconfitte.
Maestose quelle che spiccano sulla costa bassa dell'alto Adriatico, da Torre Specchiolla a Torre Rinalda, da Torre Chianca ai ruderi di Torre Veneri, da Torre Specchia Ruggeri (Vernole) a San Foca e a Torre dell'Orso, da Torre Santo Stefano alla Torre del Serpe, entrambe nel territorio di Otranto, da Torre Sant'Emiliano alla Torre di Minervino (che domina l'insenatura di Porto Badisco), dalle torri di Diso, di Andrano, di Tricase, di Tiggiano e di Alessano alla torre dell'Omo Morto, che resiste impavida a Leuca, per passare alle torri ioniche, partendo da Torre Vado, incombente sul porto, Torre Pali quasi naufraga in mezzo al mare, Torre Mozza e San Giovanni (Ugento), Torre Suda (Racale), la gallipolina Torre Sabea, la spettacolare Torre delle Quattro Colonne e la solenne Torre dell'Alto a Nardò, arroccata su di un incantevole promontorio dal quale domina lo spettacolo di una costa che si perde a vista d'occhio, per finire, ancora in territorio neretino, con Torre Sant'Isidoro e Torre Squillace, in contatto visivo, più a nord, con le torri di Porto Cesareo.
A completare l'articolato panorama delle architetture del Salento, non potevano mancare quelle suggestive testimonianze della civiltà contadina dovunque note con il nome di «paiare», trulli troncoconici sparsi nelle campagne, per secoli rifugio dei pastori e dei lavoranti agricoli, e primissima opera di antropizzazione degli spazi rurali.

La civiltà del bianco
Sono queste pietre, insieme con altre originalissime costruzioni come i forni, i frantoi ipogei di Vernole, di Sternatia, di Copertino, di Cutrofiano, di Morciano di Leuca, di Gallipoli e di Galatina, le torri colombaie, le neviere di Lecce, di Trepuzzi, di Calimera, di Acaja, le pozzelle, i cisternoni, i trulli ad ogiva di Specchia, di Otranto, e di Borgagne, i pagliari di Calimera e di Martano, i ripari a gradoni del Capo di Leuca, gli apiari, i fantasiosi pozzi artesiani e le migliaia di ripari stagionali in pietra disseminati in ogni angolo della provincia, a creare quella civiltà del bianco che è il vero, unico e definitivo elemento discriminante del Salento in tutto il mondo. Bianco, eredità greca e mediterranea, che trova nelle pietre (dalle architetture primordiali fino a quelle religiose, civili e militari) la sua più stupefacente e sempre viva interpretazione.
La cucina tipica pugliese
La cucina Pugliese si basa principalmente sugli alimenti forniti dall'Agricoltura locale e dalla pesca, ed è quanto di meglio possa offrire la cucina mediterranea. Alimenti caratteristici della cucina Pugliese sono essenzialmente l'Olio di oliva extravergine (sicuramente il migliore al mondo), la pasta di grano duro, il pesce sempre freschissimo, le cozze ed i ricci di mare. Spiccano anche gli ortaggi, come fave e piselli, diversi tipi di insalate, la rucola selvatica, dal gusto molto particolare e deciso e le famose cime di rapa, che cucinate insieme alle orecchiette (dischi di pasta di farina di grano duro lavorati a mano) sono il piatto-simbolo della regione.
Altro alimento caratteristico della cucina Pugliese sono i pomodorini (detti appunto pugliesi), che vengono conservati senza nessun trattamento, appesi a fili di raffia. Così acquistano un particolare sapore che dà un tocco particolare alle preparazioni in cui vengono impiegati. Troviamo ancora tra le paste caserecce, i cavatelli ottimi con i legumi e con i frutti di mare, la lianeddè specie di tagliatelle di pasta fresca preparata con i ceci o col ragù di coniglio, lasagne preparate con ragù e polpettine di uova e formaggio.
Nella cucina Pugliese un discorso a parte và fatto per il pane e per i prodotti da forno; diversi tipi di pane salato sono reperibili nei panifici pugliesi tra cui citiamo il pane di Altamura, a base di farina e semola gialla, di Noci a base di farina, soffice e croccante, dell'Assunta, molto simile al pane fatto in casa di origine contadina. Grande diffusione hanno pizze e focacce, tra cui il 'calzone', focaccia chiusa fatta da due fogli di pasta all'olio sottile farcita di un impasto di cipolla stufata, olive nere e finocchio selvatico, inoltre diversi taralli salati che a seconda delle zone di produzione assumono lievi differenze nella preparazione; i più diffusi sono quelli di Putignano, a base di farina, olio e vino bianco; se ne trovano anche al peperoncino, ai semi di finocchio, solamente bolliti, e altri tipi meno diffusi.
Le 'friseddé' sono taralli particolari di grosse dimensioni a base di sola farina e pochissimo olio, bolliti e cotti al forno. Poi si lasciano essiccare e si degustano leggermente ammollati nell'acqua e conditi con pomodorini appesi, olio extravergine, sale e origano; oppure formano la base per la 'cialleddé' specie di zuppa fredda (estiva) fatta con le friseddé a pezzi, pomodoro fresco, cetrioli freschi, cipolla rossa affettata, poca acqua fredda, olio extravergine, sale e pepe. In definitiva una cucina poco elaborata, sana e nutriente da apprezzare per la ricchezza e la fantasia di sapori.
Tra i primi piatti tipici della cucina Pugliese troviamo ancora, cime di rape e fagioli, pasta con le cozze in bianco, ù ciambotté insieme di pesci di scoglio e frutti di mare cucinati in tegami di coccio a zuppa col pomodoro, pasta con le briciole di pane dal gusto unico, l'ampanad è un pasticcio di fave secche ridotte a purè e impastate con verdura lessa (cicorie o bietole o, meglio ancora, con ortaggi selvatici chiamati cicureddé) e pane casereccio di qualche giorno.
Passando ai secondi piatti, nella cucina Pugliese la fanno da padrone pesci e carni cucinate sulla brace, che in Puglia, grazie all'abbondanza di legno di ulivo e quercia, dona alle pietanze cucinate su di essa un gusto ed un aroma unico. Tra i pesci, il sarago e l'orata sono i più impiegati nella cucina Pugliese, ma sia gli sgombri che le sarde sono largamente impiegate e consumate. Anche il polpo, sopratutto di piccole dimensioni, diventa una vera leccornia cotto sulla brace e condito con olio extravergine di oliva e limone.
Tra le carni citiamo tipiche della cucina Pugliese quella di cavallo (costate o fettine), quella di maiale (costate, capocollo e dal gusto speciale la pancetta fresca tagliata a fette sottili e cotta sulla brace), manzo e vitello (sopratutto costate). Nella cucina Pugliese discorso a parte meritano le carni di capretto e agnello, che vengono prima infilati su lunghi spiedi e poi cotti alla brace tenendo gli spiedi inclinati a 45° e girandoli spesso. Questa cottura particolare (a ù furniddé), sfrutta al massimo il profumo dato dalla brace e evita che il grasso che si scoglie durante la cottura cada sulla brace, bruciandosi e alterando quindi il profumo della carne. Nella cucina Pugliese questo tipo di cottura viene applicato anche ad altri tipi di carni e preparazioni, oltre a quelle già citate, e cioè a i gnummerieddì specie di involtini fatti con un pezzo di frattaglie o di fegato di agnello, legati con un pezzo di budella accuratamente pulito, salciccia fresca di diverse miscele di carni (tra cui citiamo particolarmente la zampina) e, infine, il pollo sia intero che a pezzi. Altri secondi della cucina Pugliese sono: la scorfòla (scorfano rosso) a zuppa, polpo in pignata (particolare tegame panciuto di coccio), sgombri con le patate, agnello o capretto al forno con patate e vambascùl (specie di cipolla, comunemente chiamata lampone), coniglio alla contadina con olive nere (chiamato 'assut-assut' perchè si fa' addensare al massimo il fondo di cottura), la tieddà (piatto unico a base di riso, patate e cozze), melenzane ripiene di un composto di uova, formaggio e pane grattuggiato, diverse verdure grigliate (melenzane, peperoni, funghi, zucchine, cipollotti freschi, ecc.), e molti altri che solo la fantasia delle massaie delle antiche masserie potevano inventare.
Tra i dolci caratteristici della cucina Pugliese troviamo le cartellate, nastri di pasta dolce avvolti a spirale e ricoperti di miele o vino cotto, ì péttéle, palline di un particolare impasto fritte nell'olio di oliva (dolci natalizi), torte contadine a base di ricotta, ì diavulaccé, dolci a base di mandorle e cacao, taralli dolci di diversa composizione, fichi essiccati farciti con mandorle tostate, a volte ricoperti di cioccolato, la confettura di melecotogne, dal sapore unico.

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