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La provincia è stata istituita nel 1927 con l'unione di parte della allora Provincia di Lecce (18 comuni) con due comuni della allora Provincia di Bari (Cisternino e Fasano). Il suo stemma è quello di un cervo, e ci sono due ipotesi sulle sue origini: la città potrebbe essere sorta in luogo che già i Messapi sapevano essere l'habitat naturale del cervo, in lingua Messapica brunda, da cui il nome Brindisi, oppure lo stesso nome sarebbe stato attribuito per via della conformazione della costa dove oggi sorge il porto cittadino, penetrata da un braccio di mare biforcuto, che ricorderebbe le corna di un cervo.

Da Brindisi, la città capoluogo, ai bianchi paesi delle ultime Murge, agli antichi borghi cresciuti all'ombra dei Castelli, il comprensorio offre un ricco patrimonio di emergenze riferite alla storia, all'arte, al folclore, all'artigianato, alle tradizioni. Una terra baciata dal sole, un territorio prodigo di natura, arte, storia, una costa di notevole bellezza, una realtà a misura di "vacanza", per chi voglia abbandonarsi agli ozi balneari o per chi abbia vaghezza di percorrere itinerari inediti alla scoperta di grotte, castelli, cattedrali, insediamenti rupestri, trulli e antiche masserie. Tra mille incantamenti, il turista troverà anche il calore di una ospitalità autentica, il confort di una ricettività moderna e diversificata, il piacere di praticare le attività proprie del tempo libero, il gusto di conoscere una lunga trama di antiche tradizioni, le lusinghe di una cucina genuina.
Fonte: www.pugliaturismo.com
La provincia (20 comuni; 1839 km2; 413.243 ab. nel 2000; capoluogo Brindisi) della Puglia. Si sviluppa lungo il Mar Adriatico con una costa per lo più unita e rettilinea, interrotta solo dall'insenatura articolata di Brindisi e confina all'interno con le province di Bari, Taranto e Lecce. Istituita nel 1927 con parte del territorio delle province di Lecce e Bari, è la meno estesa e la meno popolosa fra le province pugliesi. I centri principali, dopo il capoluogo , sono Fasano, Francavilla Fontana, Ostuni, Mesagne, Ceglie Messapica e San Vito dei Normanni. Nella sua circoscrizione si possono distinguere due regioni geografiche: le alteterre calcaree delle Murge (a NW), che digradano a E e a SE con una successione ben marcata di ripiani, e il Tavoliere di Lecce (a SE), una pianura calcarea che costituisce la parte più settentrionale della piatta e uniforme Penisola Salentina, separate tra loro da una linea di frattura tettonica, il cosiddetto Istmo Messapico, che si sviluppa tra le insenature di Brindisi e di Taranto. Le condizioni climatiche sono quelle tipiche della regione mediterranea: inverni miti e piovosi ed estati calde e asciutte. La scarsità delle precipitazioni e la diffusione delle formazioni calcaree ostacolano sensibilmente lo sviluppo dell'idrografia superficiale, limitata a pochi corsi d'acqua dal regime spiccatamente torrentizio. Nonostante il processo di industrializzazione che ha investito il capoluogo, l'economia della provincia resta essenzialmente agricola. L'agricoltura, che si basa su una struttura aziendale piuttosto frazionata, nel dopoguerra ha subito una sensibile evoluzione, con la bonifica di estese aree paludose e con la diffusione dell'irrigazione. Olivi e viti dominano il paesaggio agrario: i primi rivestono soprattutto le aree collinari ma crescono anche in pianura, le seconde, invece, pur non mancando sui versanti delle colline, preferiscono i terreni pianeggianti. La maggioranza dei vigneti produce robusti vini rossi da taglio, ma esistono anche rinomati vini tipici, quali il rosato del Salento, la malvasia di Brindisi , il bianco di Ostuni e l'ottavianello. Tra le colture legnose un posto di rilievo hanno gli alberi da frutta, soprattutto gli agrumi e i peschi. La superficie a seminativo è in gran parte utilizzata dai cereali e dalle colture industriali (tabacco, barbabietola da zucchero) e per il resto da meloni, legumi e ortaggi. Uno scarso contributo alla formazione del reddito viene dall'industria, la cui maggiore concentrazione si trova nei due nuclei di sviluppo industriale di Ostuni e Francavilla Fontana, che accolgono attività manifatturiere leggere e stabilimenti di trasformazione dei prodotti del suolo. In espansione è il turismo, favorito dalla funzione di Brindisi come scalo di transito delle correnti turistiche italiane e medio-europee dirette in Grecia e nel Vicino Oriente, ma anche dal richiamo di alcuni centri caratteristici (Selva di Fasano,Ostuni, Francavilla Fontana, Oria, San Vito dei Normanni, Carovigno). Questi ultimi, spesso, sono attrezzati con ogni genere di servizi e consentono il soggiorno in qualsiasi periodo dell'anno. Lungo il litorale, alcune località sono dotate di porticcioli adatti a ospitare imbarcazioni da diporto.
(da internet: Sapere.it)
La storia antica
Fu tra il XII e l'XI secolo avanti Cristo che le popolazioni locali, che erano entrate in contatto e quasi certamente si erano fuse con popoli di origine cretese-micenea, come documentano i numerosi reperti archeologici, subirono l'invasione, più o meno pacifica, di genti provenienti dall'opposta sponda dell'Adriatico, gli Illiri, di lingua indoeuropea. Con questi diedero vita a una popolazione con caratteristiche peculiari, gli Iapigi-Messapi, che costruirono le prime città fortificate, in buona parte tuttora esistenti, e la rete stradale rimasta nelle sue linee generali invariata in quasi trenta secoli.
Messapi fondarono o fortificarono centri come Brindisi, Mesagne, Oria (Uria; ma il luogo per la sua posizione privilegiata sarebbe stato in precedenza abitato, secondo Erodoto, dai Cretesi di Minosse), Carovigno (l'antica Karbina), Ceglie Messapica, li Castelli, dov'è ora San Pancrazio Salentino, Pezza Petrosa nei pressi di Villa Castelli; ma anche Egnazia, Valesio e Muro Tenente, abbandonati per vari motivi e divenuti i più importanti siti archeologici della provincia. A quei tempi, la terra di Brindisi disponeva di tre porti: quello di Egnazia a Nord (la città sarebbe stata distrutta dai Goti nel VI secolo e mai più ricostruita), quello di Brindisi, il maggiore dei tre, al Centro, e quello di Valesio a Sud (la città fu distrutta nel 1157 dal re normanno Guglielmo I). Agli ultimi due porti venivano inviati, per la spedizione, i prodotti della terra di Taranto, e Oria ne era il centro di smistamento; a significarne l'importanza in epoca messapica, Strabone riferisce che vi era una reggia, ancora esistente al tempo di Augusto.
Il territorio dell'attuale provincia di Brindisi, con il Salento, fu conquistato dai Romani nel 267-266 a. C.; la città di Brindisi, in particolare, divenne colonia latina nel 244 a. C. e municipio nell'89 a. C. Al tempo dei Romani, i nostri maggiori prodotti agricoli erano l'olio, il vino e il frumento. Oltre a Brindisi, anche Oria conservò la primitiva importanza, tant'è che i Romani vi fecero passare la via Appia. Successivamente, nel 109 d. C., l'imperatore Traiano fece lastricare la via che da lui prese il nome e che, seguendo la costa, attraversava Egnazia prima di proseguire verso Benevento e Roma. A quell'epoca, Brindisi fabbricava - nelle fornaci di Apani e Giancola - le ànfore con le quali i nostri vini e oli raggiungevano i porti della Grecia, dell'Egitto, della Siria e del Mar Nero.

La storia medievale
Con la crisi e la fine (nel 476) dell'Impero Romano d'Occidente e il dominio dei Bizantini, il territorio brindisino decadde per lungo tempo, a causa anche delle frequenti guerre tra i Goti e i Greci e le incursioni dei Saraceni.
I primi luoghi di culto cristiano risalgono al IV e V secolo, e ai secoli successivi gli insediamenti rupestri, più numerosi lungo la costa tra San Vito e Fasano. Nel VII secolo i Longobardi saccheggiarono Brindisi e si insediarono a Oria, che fu preferita anche come sede del vescovado. Le popolazioni si spostarono dalle zone costiere verso quelle interne, dov'era più facile nascondersi e difendersi; ma pure Oria dovette subire il saccheggio da parte dei Saraceni.
Brindisi risorse con i Normanni (circa mille anni fa), che elevarono la sede episcopale ad arcivescovado e costruirono chiese e castelli ancora esistenti. Il porto divenne base importante per le crociate e la popolazione tornò ad abitare le città costiere. Anche gli Svevi, con Federico II, furono grandi costruttori: eressero il castello "di terra" a Brindisi, là dov'era il termine della via Appia, e ampliarono i castelli di Mesagne e di Oria.
Il potenziamento del nostro porto continuò per merito degli Angioini, che ne fecero lo scalo principale per l'espansione in Oriente, ma anche per andare alla conquista della Sicilia: tra l'altro, riattivarono il vecchio arsenale dei Romani. Nel 1450 circa, il principe di Taranto Giovanni Antonio del Balzo Orsini, per difendere meglio la città, provocò l'interramento del canale (che sarebbe stato in seguito chiamato Pigonati) che collegava il porto interno a quello esterno (un espediente tattico che 14 secoli prima era stato utilizzato da Cesare nella guerra contro Pompeo). Le acque stagnanti causarono la malaria, che nei secoli successivi sarebbe stata la causa principale della stasi economica, dell'elevata mortalità, e di un ritorno della popolazione verso le aree, più salubri, dell'interno. Gli insediamenti rurali si svilupparono soprattutto nei territori di Francavilla, San Vito, Ostuni, Fasano.
Con gli Aragonesi e il nuovo, grave pericolo rappresentato dai Turchi, che nel 1480 avevano preso Otranto, le aree costiere furono di nuovo fortificate (tra l'altro, con le torri di avvistamento) e ripopolate. Particolare è il caso di Torchiarolo, dove furono costruite case e corti fortificate circondate da un robusto muro di cinta, interrotto solo da un portale sovrastato da una caditoia, per difendersi dalle rapide incursioni dei Turchi che sbarcavano di notte per saccheggiare e catturare gli abitanti, che vendevano come schiavi.

La storia moderna e contemporanea
Dal XVII secolo in poi i Comuni interni tornarono a svilupparsi, per merito dell'incremento demografico e la diversificazione delle colture agricole (frutta, soprattutto). Fu allora che il feudo degli Imperiali a Francavilla e Oria raggiunse l'àpice della sua potenza.
Il porto di Brindisi fu riaperto al transito delle grandi navi mercantili per merito dei Borboni, che disposero (in due riprese) lo scavo e la risistemazione del canale Pigonati. Ma la rinascita della città avvenne in concreto nel 1870 con l'inizio del funzionamento della cosiddetta "Valigia delle Indie", la linea ferroviaria e marittima che collegava rapidamente (per quei tempi) , attraverso il nostro porto e il canale di Suez, Londra a Bombay e Calcutta (il collegamento ebbe termine nel 1914, alla vigilia della Grande Guerra).
Tra la fine dell'800 e i primi del 900 si sviluppò a Brindisi, San Pietro, Mesagne, Ostuni e Fasano, l'industria di trasformazione dei prodotti agricoli, e si diffusero in particolare gli stabilimenti vinicoli e oleari. A Brindisi sorsero le fabbriche di botti per l'invio oltremare del vino, lontane eredi di quelle fornaci (Apani e Giancola), che producevano le ànfore che trasportavano, ai tempi dei Romani, i nostri vini e oli in numerosi porti del Mediterraneo.
Alla vittoria italiana nella Grande Guerra contribuirono molto l'ampiezza e la sicurezza del nostro porto e le industrie meccaniche brindisine, che lavorarono in quell'occasione a ritmi forzati e occupando un gran numero di operai.
L'inizio del 1927 vede l'istituzione della provincia di Brindisi con venti Comuni, per la grande maggioranza legati alle vicende storiche del capoluogo e da interessi economici comuni, che si sono rinsaldati in questi decenni.
Nei primi anni 60 a Brindisi, già sede di imprese meccaniche e aeronavali, fu realizzata una grande industria petrolchimica, che ha dato lavoro a tecnici e operai (molti ex contadini) provenienti non solo da tutta la provincia ma anche dalle province e regioni limitrofe, e che ha determinato lo sviluppo in tutto il territorio degli istituti professionali e tecnici industriali.
Con la crisi della grande industria chimica di base, si sono verificati un lento movimento migratorio di tecnici e operai specializzati verso altre province (soprattutto del Nord), e un graduale ritorno degli operai generici all'agricoltura più qualificata e redditizia. Le colture più importanti restano tuttavia, come oltre 2000 anni fa, la vite, l'ulivo e il frumento.
Nella Provincia di Brindisi, le coste sono caratterizzate da un panorama suggestivo, con marine, porticciuoli e piccoli centri costieri. La spiaggia brindisina sale lungo l'antica Traiana. Specchiola, Torre S. Sabina, Lamaforca, Costa Merlata, Villanova, RosaMarina, il Pilone, Torre Canne, Savelletri, Egnatia: località balneari, resti di città millenarie, antiche torri di difesa che fanno parte di un itinerario assolato che riporta indietro nel tempo. Il turismo di transito che caratterizza la vita di Brindisi, si integra con il turismo residenziale che ha trovato notevole sviluppo in questa località In questi luoghi di rara bellezza si sono potenziate le capacità ricettive con la realizzazione di moderni villaggi turistici dotati di piscine, ristoranti e campi sportivi. Nell'interno, Ostuni, la bianca regina degli ulivi, appollaiata su una collina che dolcemente degrada verso il mare; Cisternino, Ceglie Messapico, e, all'estremo confine settentrionale della provincia, Fasano e Selva di Fasano, dominano la bellissima zona dei trulli, disseminati fra viti e ulivi. Pini, oleandri, agavi, fichi d'india crescono spontaneamente tra le valli, sulle spiagge, lungo il ciglio delle strade, dietro le bianche casette, che caratterizzano il paesaggio con la loro tipica architettura. In questa provincia, terra d'incontro tra le diverse civiltà, il forestiero non può non sentirsi in casa propria, confortato dalla salubrità del clima, dall'amabilità della gente, dalla natura che qui ha profuso, a piene mani, i suoi doni migliori.
(da internet: Provincia di Brindisi)
Il Trullo, capolavoro della civiltà contadina.
Studiosi italiani e stranieri hanno in tempi diversi condotto indagini sull'origine dei trulli e sulla loro evoluzione. Per molti di essi l'umile cono presenta una certa affinità con la tholos greca, ma mentre quest'ultima richiedeva un progetto, una prestazione professionale, il trullo nasce da una primaria necessità abitativa ed è, all'origine, l'opera solitaria condotta da un mastro contadino, che, ignaro delle leggi della statica e di sofisticate tecniche costruttive, da vita ad un'architettura spontanea dove il vero modulus è la mirabile integrazione all'ambiente.
Forse un tempo il trullo a carattere unicellulare non serviva da abitazione, ma come deposito di attrezzi agricoli.
Successivamente un contadino, utilizzando l'abbondante pietrame affiorante in superficie, affinava le sue capacità costruttive e innalzava a secco, senza impiego di malta o altro materiale, pietra su pietra, i trulli accostandoli gli uni agli altri in relazione ai crescenti bisogni del nucleo familiare.
possibile seguire l'evoluzione del trullo sul piano formale: dal trullo più arcaico a forma conica sin dal livello del pavimento si passa a quello impostando su un basamento cilindrico alto circa due metri; nella forma più evoluta, invece, la cupola conica viene elevata su una base cubica.
L'originalità ed il fascino del trullo sono contenuti nella sua capacità di conservare nel tempo la vitalità e l'uso del passato: esso infatti non si è trasformato in monumento-rudere, ma sfidando i secoli, rimane depositario ed emblema di quella civiltà contadina che, pur tra ansie e sacrifici, è riuscita a conservare intatto il rapporto uomo-ambiente.

Le Masserie fortificate
Nell'ambito della molteplice tipologia dell'edilizia rurale le masserie fortificate occupano sul territorio brindisino un posto di primo piano. Esse sorgono con una funzione preminentemente difensiva verso il XVI secolo e si moltiplicano nei due secoli successivi, determinando dei veri e propri percorsi di difesa soprattutto nelle zone più vicine alla costa, maggiormente esposte ai pericoli esterni. L'atavica paura de pirati e dei briganti si impone sull'architettura rurale in una terra tormentata in quei secoli da scorrerie e lotte sociali. Il dilagare del brigantaggio come forza eversiva contro l'oppressivo sistema feudale induce i ceti produttivi a difendersi autonomamente dalle ruberie e violenze, di fronte all'inerzia spesso dimostrata dai governanti. Il fenomeno in quegli anni è in continua ascesa e raggiunge il suo culmine dopo l'Unità, quando i Borboni, per difendere la causa del trono, fomentano la ribellione incoraggiando e finanziando il brigantaggio meridionale. La paura dei briganti si aggiunge al pericolo delle invasioni piratesche che arrivano dal mare e si inoltrano all'interno per rubare e saccheggiare. L'idea della difesa quindi finì per condizionare giustificare la forma dell'habitat espressa dalle masserie fortificate, che pur nella diversa funzione economico-produttiva, presentano gli stessi elementi caratterizzanti: alte mura di cinta, torrioni angolari, ponti levatoi, garitte, feritoie e canditoie.
Oltre al sole, al mare e alla collina, ma anche ai beni storici, artistici e monumentali, e a uno stile di vita che cerca costantemente di contemperare benessere materiale e spirituale, la provincia di Brindisi - come quelle vicine - offre una gastronomia sana e genuina, ricca di sapori, aromi e colori, affidata non ad una cucina elaborata ma ad alimenti semplici e fondamentali come il pane, le carni ovine e bovine, i formaggi, il pesce e i frutti di mare; gli ortaggi, l'olio, il vino.
Nei nostri paesi il pane viene ancora fatto in casa e cotto nei forni a legna. E' molto interessante ricostruire l'origine della "frisella", la ciambella biscottata molto in uso da noi soprattutto in estate: potrebbe essere stata importata dai primi navigatori greci, che la bagnavano nell'acqua di mare, così come probabilmente facevano i crociati e i pellegrini nei lunghi viaggi per raggiungere la Terra Santa. Pane, formaggio e vino costituivano la colazione e il pranzo dei contadini in campagna, spesso con l'aggiunta di cipolla cruda, che contribuiva a dar loro energia e la capacità di resistere per molte ore al duro lavoro dei campi.
In casa le donne cuocevano i legumi (ceci, lenticchie, piselli, fagioli e fave) a fuoco lento, accompagnandoli - quand'era possibile - con cozze nere e verdura cotta. Nei giorni festivi, si cucinava la pasta fatta in casa: le orecchiette e i maccheroncini con sugo di carne (braciole e polpette di cavallo o di manzo), ma pure la pasta al forno, con l'aggiunta di uova sode, mozzarella, salumi e polpettine di carne col ragù. Spesso si usava preparare una teglia di patate con agnello, o con riso e cozze nere (un piatto derivato dalla 'paella' dei nostri antenati spagnoli), che si portava a far cuocere nel forno a legna, un'istituzione ancora in piena attività in diversi Comuni della provincia.
Un buon pasto è sempre accompagnato dai generosi vini locali, soprattutto rossi e rosati, ma anche bianchi, ricavati in particolare da uve Negro amaro e Malvasia nera di Brindisi, ma pure Primitivo e Ottavianello. La dominante di tutti i piatti resta comunque l'olio d'oliva che, con il peperoncino, esalta il sapore del cibo. Gli antipasti terrestri sono costituiti dagli ortaggi locali conservati sott'olio, carciofi, melanzane, peperoni, cipolline, pomodori secchi, olive verdi e nere; quelli marini dalle cozze, dai ricci e dagli altri frutti di mare; da polipi e calamari, alici, sgombri, sarde e merluzzi. La zuppa di pesce è poi un piatto ricercatissimo nelle località della costa, e ha il pregio di cambiare ogni volta i suoi sapori, secondo i frutti di mare e le varietà di pesce disponibili.
Un secondo piatto molto gradito è quello ottenuto con le carni e le interiora del capretto e dell'agnello; ma spesso un'ottima parmigiana di melanzane o di zucchine, o i carciofi ripieni con pane grattugiato, uova e aromi, o la focaccia preparata con ingredienti e condimenti sempre diversi, costituiscono un pasto più che soddisfacente per la varietà, la freschezza e la ricchezza degli elementi nutritivi.
La frutta locale va dalle pesche alle pere, dai fioroni ai fichidindia, dalle ciliegie alle albicocche, dai meloni all'uva, dai fichi all'anguria, dalle mele cotogne alle mandorle. Queste ultime restano il principale ingrediente dei dolci tradizionali, anch'essi fatti di solito in casa, che rappresentano un altro - non trascurabile - motivo per apprezzare la gastronomia della nostra provincia.

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