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(proseguimento per Foligno - Perugia)
Superstrada E45 Cesena - Orte
Attraversa longitudinalmente tutta l'Umbria

Per ferrovia: Trenitalia spa
Per chi proviene dal Nord, linee:
Firenze - Terontola - Passignano sul Trasimeno - Perugia - Assisi - Spello - Foligno - Spoleto - Terni - Orte - Roma
Firenze - Terontola - Chiusi - Orvieto - Attigliano - Orte - Roma
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Roma - Orte - Terni - Spoleto - Foligno - Assisi - Perugia - Terontola - Firenze
Roma - Orte - Attigliano - Orvieto - Chiusi - Terontola - Firenze
Per chi proviene dall'Adriatico, linee:
Ancona - Fossato di Vico/Gubbio - Foligno - Spoleto - Terni
Ancona - Fossato di Vico/Gubbio - Foligno - Assisi - Perugia
Nel misurare la capacità di sorprendere, emozionare e catturare il cuore del viaggiatore l'Umbria ha poche terre rivali.

Spiegare le ragioni del "cuore" è sempre difficile, come sottile e delicato è il gusto del viaggio in questo spazio multiforme e ricco di sollecitazioni estetiche.
Irresistibili, poi, sono i richiami ai piaceri dei sensi, stimolati dagli odori e dai colori di paesaggi altrettanto mutevoli e così densi di memorie da essere inesauribili giacimenti di arte e di cultura.

Un palcoscenico multiforme
Umbria verde, Umbria santa, Regione delle cento città. Slogan di antica o recente invenzione cercano di distillare l'anima di questa terra. L'Umbria è una regione dai tanti volti, tutti differenti, ma autenticamente autoctoni.
Come diverse sono le parlate o le specialità culinarie, che accolgono in originali mescolanze elementi toscani, marchigiani e laziali. Differenti, in questa che è tra le più piccole regioni d'Italia, sono i quadri ambientali, tanto da formare un eccezionale puzzle paesistico.

Al centro d'Italia
Presso Narni si trova l'esatto centro geografico della penisola italiana. E, infatti, il ruolo della regione è stato, fin da principio della sua storia, quello di importante crocevia di uomini, idee e culture, che si sono radicate con esiti originali e di straordinaria qualità nel campo delle arti.
Questa privilegiata condizione di centralità ha modellato anche il "carattere" delle genti, accogliente e aperto come ben sanno i molti viaggiatori stranieri che nei secoli scorsi hanno sognato di stabilirvisi, e di tanti che oggi vi risiedono, apprezzando la qualità tutta speciale della vita nella campagna e nelle città umbre.
L'Umbria è il cuore d'Italia anche perché, vi si giunge rapidamente grazie all'efficiente rete stradale: la regione è infatti servita dall'Autostrada del Sole, asse fondamentale di collegamento tra Milano e Roma, ed è tutta attraversata dalla E45, ossia dalla superstrada Cesena-Orte, classificata tra gli itinerari internazionali dal Nord al sud d'Italia. All'interno del territorio regionale, poi, tutto è talmente vicino che bastano brevi spostamenti per passare dal luminoso Trasimeno agli scenari aspri e boscosi della conca di Gubbio dai paesaggi sereni e olivati della Valle Umbra o Spoletana agli spettacolari altipiani di Castelluccio e di Norcia, dalla verdissima Valnerina costellata di torri e castelli ai monti Sibillini ricchi di miti e leggende, e scendere poi sui morbidi colli dell'Amerino e i tormentati calanchi incisi nel suolo vulcanico di Orvieto.

Dolci campagne umbre
In questi paesaggi mossi e mutevoli, mito e realtà, spiritualità e una tenace civiltà materiale si intrecciano e spesso si confondono, in un gioco di rispecchiamento che alimenta il fascino della regione.
La campagna umbra che abbiamo negli occhi è quella dolce e luminosa delle ondulate distese di colli e di limpide acque che il Perugino evocò nei suoi capolavori; un viaggio nelle montagne e nelle valli di Spoleto e Foligno restituisce invece le visioni tormentate del paesaggio gotico, così come le videro gli artisti medievali che itineravano per i passi appeninici. In Umbria l'invenzione poetica dei grandi pittori del medioevo e del rinascimento ha forme dello spazio reale.

Regione dalle cento città
Per ogni contado c'è un centro urbano che lo governa, in una sorta di caleidoscopio di piccole o addirittura minuscole entità indipendenti.
Le statistiche parlano di una contenuta densità territoriale, eppure tutta l'Umbria è costellata di centri minori, di borghi, di castelli, spesso scenograficamente inseriti nella campagna. Questa originalità della trama insediativa umbra è di matrice medievale, ma già al tempo degli etruschi e poi della colonizzazione romana sono fissati i presupposti di un saldo e stabile rapporto tra l'uomo e l'ambiente.
Arte e natura, paesaggio e architetture, città e campagna, appaiono in Umbria in perfetta armonia. La bellezza diffusa sul territorio trionfa nei capolavori delle città. Le cattedrali di Orvieto e di Spoleto, i palazzi pubblici di Perugia , di Todi e di Gubbio, la Basilica francescana di Assisi, sono i vertici di una vocazione al bello che appartiene a tutta la regione.
Le idee e la cultura che hanno prodotto quei capolavori si ritrovano nell'armonia tranquilla della tante piazze delle "cento città" dell'Umbria, nelle grandi basiliche e nelle pievi campestri, negli splendidi cicli affrescati come nei sorprendenti apparati decorativi manieristici e barocchi delle chiesette di paese.

Terra antica rivolta al futuro
L'Umbria del silenzio, della memoria, della spiritualità non contrasta, bensì si integra, con l'Umbria dei grandi eventi musicali e mondani di rilevanza internazionale: Umbria Jazz, Spoleto Festival, il Festival delle Nazioni, la Sagra Musicale Umbra. La vitalità della cultura umbra, che ha prodotto gli straordinari capolavori ciascuno dei quali, da solo, meriterebbe un viaggio, si delinea oggi un capillare sistema museale all'avanguardia in Italia, che distribuisce nelle città e nei piccoli centri numerose ed eterogenee strutture:dalle grandi raccolte di Perugia, ai preziosi musei d'arte a Foligno, Montefalco, Cascia, prestigiosi anche nel "contenitore", ai musei tematici di Torgiano (dedicato al vino) e di Deruta (ceramica), ai musei etnografici e del lavoro (unico quello della pesca di San Feliciano), infine ai suggestivi ex seccatoi tabacchi di Città di Castello, genialmente adattati da Alberto Burri e sedi espositive delle proprie opere.
L'arte moderna irrompe negli scenari antichi: Aldo Rossi e Gerardo Dottori a Perugia, Emilio Greco a Orvieto, Alexander Calder a Spoleto, Armando Pomodoro a Terni.

Nuove frontiere
La ricerca di nuove vie di sviluppo non ha mai compromesso l'unità tra l'anima antica e quella moderna dell'Umbria. La valorizzazione della grande tradizione agricola e artigianale si sposa con il terziario di qualità con tecnologie avanzate, che fanno intravedere nuove frontiere: come dimostrano il Centro Multimediale di Terni o il Centro di Documentazione ambientale dell'isola Polvese, tra i più avanzati d'Europa. La tutela dell'immenso patrimonio dei beni culturali e la promozione di un turismo di valore sono la sfida del futuro.
L'Umbria della memoria offre all'ospite antichi conventi, rustici casali, abbazie e castelli rivisitati modernamente per l'accoglienza turistica nel rispetto dei caratteri originari. L'Umbria del nuovo millennio viaggia negli spazi virtuali e consente di organizzare la vacanza e il soggiorno, da qualunque parte del mondo, semplicemente utilizzando il web:www.umbria2000.it

Fonte: http://www.umbria2000.it
L'Umbria è un insieme di quadri ambientali, un dolce armonioso susseguirsi di paesaggi e ambiti naturali.

Assetti antichissimi si accostano alle più innovative organizzazioni culturali, campi chiusi da siepi e muretti si alternano a piantagioni specializzate, estese coperture boschive cedono il posto alle rasserenanti distese di olivi e alle macchie dei girasoli.
Lo spazio regionale è piccolo e variegato: 8456 chilometri quadrati dove tutto sembra forgiato dall'uomo, modellato da millenarie opere di dissodamento e di adattamento; e dove l'indice di boscosità è tra i più elevati d'Italia.
Ovunque, fiumi lenti e torrenti impetuosi, limpide polle d'acqua, rumorose cascate e silenziose sorgenti. Il verde nelle sue infinite sfumature accompagna il visitatore sulle alture appenniniche come nelle conche intensamente umanizzate; si insinua nei centri abitati dai balconi panoramici; fa capolino dal velo d'acqua del lago Trasimeno.

Terra dai mille colori
La policromia delle tante specie vegetali dà effetti scenografici ai paesaggi umbri. Basta uno sguardo al massiccio del monte Subasio per cogliere con un sol colpo d'occhio i caratteri prevalenti del manto vegetale della regione, che il "monte di Assisi" riassume in alcuni tratti tipici. In basso, la fascia degli olivi che ha sostituito già da alcuni secoli le selve frequentate da san Francesco; più in alto, boschi cedui di cerri, roverelle, carpini neri, ornielli, aceri, che formano la vegetazione dominante; sulla sommità, vaste praterie estese a perdita d'occhio. Non mancano estese faggete come quella della val di Ranco nel massiccio nord-orientale del monte Cucco, e le secolari leccete, come quelle delle Carceri del Subasio e di Monteluco di Spoleto.
Il regno delle grandi foreste di faggio sono le montagne della Valnerina e dei monti Sibillini, comprensorio di eccezionale importanza naturalistica dove trovano rifugio il lupo appenninico e l'aquila reale; la varietà floristica è superba: tra orchidee, campanule splendenti, coloratissimi astri, viole, genziane, è ancora possibile osservare il rarissimo papavero giallo e la stella alpina appenninica. In primavera, spettacolo unico è la fioritura dei piani di Castelluccio.

Sorella acqua
Il grande lago Tiberino, che nella preistoria occupava il centro della regione, ha lasciato nell'abbondanza idrica la sua eco lontana, con la quale l'uomo ha nei secoli dovuto lottare per prosciugare e arginare, fino a trasformare quella eredità in una grande risorsa economica e ambientale.
L'Umbria è la regione del Tevere, il grande fiume, per molti secoli navigabile, veicolo di civiltà e di storia che l'attraversa tutta raccogliendo il tributo del Paglia, del Chiascio con il Topino, e soprattutto del Nera, a sua volta ingrossato dal Velino.
Questo fitto reticolo di acque ha attirato gli uomini sulle sue sponde, lungo le quali fanno da sentinelle le rocche e i borghi fortificati, costruiti per presidiare antichissime vie di comunicazione. Tutto sembra costruito per la difesa nell'ampio e boscoso anfiteatro alto-tiberino, dove le grandi abbazie e i castelli coronano una campagna fertile e soleggiata che dal Cinquecento ha il colore intenso delle piantagioni di tabacco.

Lo spettacolo della natura
Affascinanti monumenti naturali sono le pareti strapiombanti incise dal Tevere e dai torrenti, che scavano forre nella roccia calcarea: come la suggestiva valle del Rio Fonno nell'Appennino Gualdese, o lo spettacolare Rio Freddo nel monte Cucco, il Fosso Grande di Amelia o l'angusta gola del Forello tra e Orvieto. Quasi un emblema dell'Umbria fluviale è la Valnerina, dove selvagge quinte montuose accompagnano lo scorrere delle limpide acque del Nera: da godere, magari, scivolandovi su una canoa.
Emozionante il confluire del Velino nel Nera alle cascate delle Marmore, quando le acque spumeggianti precipitano a balzi con un fragore assordante e in un'esplosione di spruzzi iridescenti: un fenomeno all'apparenza naturale ma in realtà creato, secondo alcuni storici, dalla scienza idraulica romana. Altrettanto uniche nell'Italia centrale sono le marcite di Norcia, ossia i prati perenni irrigati da risorgive a temperatura costante del tutto analoghi a quelli lombardi: le avrebbero impiantate i Benedettini nel Duecento, ma alcuni le farebbero risalire addirittura al VI secolo. Non potevano mancare, in questo regno delle acque, le sorgenti minerali e curative. Ce n'è di tutti i tipi (minerali, oligominerali, mediominerali) e vengono utilizzate per l'imbottigliamento e a scopi terapeutici. Le stazioni termali più importanti sono a San Gemini, Acquasparta, Nocera Umbra, San Faustino di Massa Martana, Assisi e a Fontecchio, presso Città di Castello.

Le acque segrete
Inghiottiti dalle viscere della terra, corsi d'acqua sotterranei hanno scavato in milioni di anni cunicoli e grotte di maestosa bellezza, come quella di Monte Cucco che costituisce il più grande complesso carsico d'Italia e che per profondità (922 metri) è al quinto posto nel mondo.
Numerosi sono i fenomeni carsici nel territorio umbro: inghiottitoi, pozzi, doline che danno vita ad ambienti preziosi e rari per le specie floristiche e vegetazionali. A Castelluccio, il fosso Mergani si inabissa e scompare nel sottosuolo a una profondità che ancora non si riusciti a stabilire.
Nelle conche carsiche di Colfiorito, uccelli acquatici e di passo abitano la palude e i folti canneti.

Specchi lacustri
Un velo d'acqua su un prato, così è stato poeticamente chiamato il lago Trasimeno, di origine tettonica, il più grande dell'Italia peninsulare, ma anche uno dei meno profondi, celebrato da pittori e scrittori per la mutevole bellezza delle sue sponde, che creano scorci paesaggistici di luminosa suggestione. Un habitat fragile e prezioso, fatto di vasti canneti solcati da canali e canaletti, antichi oliveti e filari alberati, boschi e brughiere, specchi immobili popolati da ninfee. Lo abitano folaghe, svassi, germani reali, falchi, mentre nell'acqua numerose specie di pesci ne fanno un vero paradiso per i pescatori.
Colli ricoperti da lecci si rispecchiano nel lago di Piediluco, l'azzurro e tranquillo bacino della conca reatina amato dai velisti. Una particolarità davvero speciale è l'eco che si ascolta dalle sue sponde di fronte al monte Caperno: essa rimanda perfettamente la voce dopo appena quattro secondi.
Di origine artificiale sono invece il frastagliato lago di Corbara, che ha il compito di regolare il regime del Tevere, e quello d'Alviano, creato per scopi idroelettrici e poi colonizzato da una ricca avifauna che si lascia ammirare attraverso la rete attrezzata di camminamenti e di osservatori. Belle passeggiate invitano alla scoperta dei numerosi laghetti di montagna, che si incastonano tra boschi e praterie.

Un esempio di bel paesaggio umbro
Lo stupore di san Francesco di fronte alla bellezza della sua "valle spoletana", come era allora chiamata la Valle Umbra, è quello che ancora coglie il viaggiatore intento a percorrere, da Perugia a Spoleto, questo straordinario sistema naturale e urbano.
L'orizzonte è chiuso dai ripidi calcari del Subasio e dalle ondulazioni collinari sulle quali si attesta una serie eccezionale di città d'arte. Bisogna lasciare il fondovalle e salire sui dossi terrazzati tutti circondati dalle viti e dagli olivi per godere, dalle silenziose piazzette, panorami mozzafiato.
La Valle Umbra è un capolavoro dell'ingegno umano, un grande laboratorio del millenario sapere agricolo e idraulico che ha bonificato le paludi di fondovalle, ha piantato viti e seminativi, ha valorizzato anche i terreni collinari meno favorevoli, coltivando olivi che oggi danno un olio tra i migliori del mondo. Cominciarono gli Etruschi a modellare questa valle, mentre i Romani posero le basi per quel policentrismo diffuso che è fra i tratti tipici dell'insediamento umbro.
Ville, castelli, case coloniche turrite per le tipiche colombare, il fitto reticolo delle strade e dei fossi, i filari alberati raccontano invece le grandi stagioni medievale e rinascimentale, che le profonde innovazioni dell'età moderna non hanno voluto cancellare.
I percorsi nella natura e nell'arte si sposano qui con i più stimolanti itinerari tra i vini e gli olii che hanno reso celebre la gastronomia umbra.

Fonte: http://www.umbria2000.it
L'evoluzione storica

Il tempo dei Comuni
Non meno sentita dello spirito religioso, nell'Umbria due-trecentesca, la coscienza laica.
Il potere politico ridisegna le sue piazze che devono esprimere, nell'armonia degli spazi e nella monumentalità degli edifici pubblici, l'orgoglio e la potenza delle istituzioni comunali.
A Perugia, la mirabile Fontana Maggiore di Nicola e Giovanni Pisano fa da preziosissimo ornamento alla piazza dove sorgono il grandioso palazzo dei Priori e il Duomo. A Gubbio, l'ingegnosità dell'urbanistica medievale "inventa" per il palazzo dei Consoli la piazza Grande. A Todi, la piazza del Popolo fa da nobile scenario pianeggiante (in una città tutta in pendio) a ben tre palazzi delle magistrature pubbliche e alla cattedrale.

Raffinati signori e colti abati
L'affermazione del potere pontificio si accompagna, fra il Tre e il Quattrocento, alla comparsa delle signorie: i Trinci a Foligno, i Baglioni a Perugia, i Monaldeschi a Orvieto, i Gabrielli a Gubbio, i Vitelli a Città di Castello.
Le colte e raffinate corti signorili diventano motori propulsivi di una nuova circolazione di idee e di artisti. I Trinci chiamano a decorare il loro palazzo di Foligno Ottaviano Nelli, i Vitelli addirittura riconfigurano tutto l'aspetto di Città di Castello e invitano a lavorare in città Raffaello e Giorgio Vasari. Per i Domenicani va a operare nel centro tifernate Luca Signorelli, prima di trasferirsi a Orvieto per dipingere nel Duomo lo straordinario ciclo di affreschi sul Giudizio Universale iniziato cinquant'anni prima dal Beato Angelico.
Protagonista del rinascimento umbro è Pietro Perugino, nato a Città della Pieve, che crea una scuola e uno stile destinati a dare per secoli l'impronta a tutta la cultura figurativa umbra, con applicazioni infinite del suo modello anche nell'intaglio e nella ceramica.
Nei primi anni del Cinquecento, rilievo assoluto ha la costruzione del grandioso tempio della Consolazione a Todi, di forme bramantesche.

Il granaio del Papa
L'Umbria fu a partire dalla seconda metà del XVI secolo fino all'Ottocento provincia marginale del vasto Stato della Chiesa, per il quale fu grande fornitrice di grano, vino e olio.
Fiorenti furono del resto fiere e mercati locali, alcuni ancora vitali, mentre la florida economia mercantile e artigiana che operava su scala extraregionale subì una lenta decadenza.
Mutano i rapporti tra le città e le campagne, dove si formano grandi possedimenti fondiari e si afferma la mezzadria, mentre nei centri urbani la nuova nobiltà terriera si costruisce scenografici palazzi simbolo delle acquisite ricchezze.
La gerarchia ecclesiastica e l'aristocrazia a essa legata furono tuttavia munifiche nel sostenere le arti, nell'importare dalla capitale opere e artisti, nell'abbellire paesi e chiese anche di montagna, che mostrano ancora sorprendenti apparati manieristici e barocchi. Come ad Amelia, per esempio, che inaspettatamente fu tra il Cinque e Seicento luogo di irraggiamento di quella cultura tardo-manieristica romana che trionfò nel cantiere di S. Maria degli Angeli ad Assisi.

La rivoluzione industriale
La cupola del grande maglio delle Acciaierie di Terni , tra l'Otto e il Novecento, il simbolo della rivoluzione industriale umbra. Nasce il mito della "città dell'acciaio", la Manchester d'Italia, ammirata per le sue officine siderurgiche che le guide turistiche del tempo descrivono come "le più belle del mondo".
Monumenti, oggi, di archeologia industriale almeno per le parti sopravvissute al tempo e ai bombardamenti dell'ultima guerra, assieme al quartiere residenziale costruito per gli operai e gli impiegati della grande fabbrica, naturalmente nello stile razionalista all'avanguardia nei primi decenni del secolo. Terni si afferma come nuovo polo economico e amministrativo dotato di tecnologie altamente avanzate, accanto a Perugia che svolge il ruolo di città terziaria e della cultura, con ben due università eredi dello Studio perugino medievale.
In tutta la sua lunga vicenda, l'immagine dell'Umbria come crocevia di uomini e idee non è mutata. La regione si proietta nello spazio internazionale con il suo immenso patrimonio d'arte e di civiltà, e con un panorama di manifestazioni e di inziative culturali che ha il respiro e il valore costruiti in millenni di storia.

Fonte: http://www.umbria2000.it
L'immagine della regione è da secoli legata ai valori della pace, del raccoglimento mistico e della preghiera, nei quali essa trova la sua più intima identificazione storica e culturale.

L'Umbria è terra eletta per spiritualità diffusa. Questo volto sereno e contemplativo, che ha radici profonde nel sentimento degli umbri, non è però vissuto come un dato storico immutabile, bensì come una ricerca continua, che oggi trova la sua più forte e nobile espressione nella Marcia della Pace, l'immenso corteo di genti diverse per etnia, cultura, religione e opinione politica, simbolicamente allacciate tra Assisi e Perugia per rinnovare ogni anno il rivoluzionario messaggio francescano di pace e di fratellanza tra i popoli.

Sacralità naturale
Il tessuto della spiritualità umbra ha in Assisi il suo cuore, ma la trama è vasta e antichissima. Inizia con la sacralizzazione della natura, vissuta nell'antichità in intimo legame con la vita e il pensiero degli uomini. Le Fonti del Clitunno, dedicate al "nume benigno e fatidico", ospitavano tra le fredde e limpide polle di risorgiva molti templi e un oracolo, cui non disdegnavano di chiedere consigli anche gli imperatori.
Le fitte leccete del Monteluco di Spoleto furono bosco sacro a Giove e rifugio di eremiti nei primi secoli dell'era cristiana, per poi accogliere nel santuario fondato forse dallo stesso Francesco una comunità di frati. Prima che il santo d'Assisi e i suoi compagni scegliessero il Subasio per ritirarsi in preghiera nell'eremo delle Carceri, le selve di questo monte, allora fitte e impenetrabili, nascondevano grotte dove si ritiravano in solitudine gli eremiti.

Preghiera e lavoro
Giunsero poi sul Subasio i Benedettini per costruire un'abbazia dedicata al loro fondatore, san Benedetto, patrono d'Europa, padre del monachesimo occidentale, che aveva avuto nel 480 i natali a Norcia, allora nodo vitale delle comunicazioni tra l'Umbria e l'Adriatico. Sostenuto da santa Scolastica, sua sorella gemella, fissò le regole della vita monastica fondate sulla preghiera, lo studio e il lavoro.
I Benedettini bonificarono e dissodarono terre, e disseminarono di chiese e monasteri l'Umbria intera:
S. Paolo inter vineas a Spoleto, S. Pietro a Perugia, S. Maria di Valdiponte a Montelabate, il Sassovivo presso Foligno, S. Salvatore di Monte Corona in val Tiberina, l'abbazia di Petroia a Città di Castello, S. Eutizio presso Preci.
Monumenti che oggi rimangono a testimoniare la diffusione degli ideali mistici non meno che l'impegno degli uomini di fede verso l'arte, straordinario mezzo di comunicazione della società medievale.

Il Patrono dell'amore
Secondo una tradizione dalle origini molto incerte, il primo matrimonio misto dell'era cristiana fu celebrato in Umbria da san Valentino martire, forse vescovo di Terni, proclamato dalla devozione popolare protettore degli innamorati. L'unione dei due sposi, un legionario pagano e una fanciulla cristiana, è raccontato come un evento memorabile in quei secoli segnati da persecuzioni e intolleranze, e viene inteso come un atto simbolico di riconciliazione e fratellanza che ogni anno, il 14 febbraio (dies natalis di S. Valentino), è ricordato con solenni celebrazioni nella Basilica di Terni, dove il santo è sepolto.

La rivoluzione francescana
La straordinaria vicenda umana e spirituale di san Francesco, il patrono d'Italia, nato in Assisi verso il 1181, è il nodo nevralgico della storia regionale. L'Umbria esplode sulla scena internazionale proprio raccontando al mondo la storia del santo di Assisi mirabilmente raffigurata sulle pareti della Basilica.
Dopo quell'evento, non solo il pensiero cristiano ma anche l'arte e l'architettura italiane non furono più le stesse, rivoluzionate dalla lezione delle grandi chiese sorte per onorare le reliquie di Francesco e della sua compagna Chiara in quell'incomparabile "cantiere" che fu Assisi nel XIII secolo. Celebrato come il santo della letizia e della semplicità, Francesco, assertore della povertà come perfetta imitazione di Cristo, fu un uomo caparbio, tormentato e profondamente partecipe della vita travagliata del Duecento umbro, segnato da rivalità intestine e da guerre di potere.
Il santo della contemplazione e della solitudine eremitica viaggiò come pochi uomini del suo tempo, portando il suo rivoluzionario messaggio di pace fin nella lontana Damietta. L'itinerario nei luoghi del francescanesimo primitivo, dentro e fuori Assisi (la Porziuncola a S. Maria degli Angeli, il convento di S. Damiano, l'eremo delle Carceri, il santuario di Rivotorto), racconta dunque di una spiritualità serena ma profondamente vissuta da uomini e donne che scelsero la via del misticismo senza mai allontanarsi dalla realtà del loro tempo.

Santità al femminile
Ancor più intimamente legate alle quotidiane fatiche delle vita sono le sante umbre, prima fra tutte Rita da Cascia, la santa della devozione popolare che faceva sbocciare le rose d'inverno.
Prima di Rita, altre donne come Margherita da Cortona, Chiara da Montefalco, Margherita da Città di Castello, Giovanna da Orvieto, Angela da Foligno avevano saputo conciliare la preghiera con l'impegno civile.
Le tante iniziative che fioriscono oggi, in Assisi "città della pace" come in altri luoghi dell'Umbria, rinnovano dunque continuamente la spiritualità di questa terra, che mai fu immobile contemplazione ma piuttosto vitale intreccio di valori e ideali nei quali trova identità la civiltà stessa degli umbri.

Fonte: http://www.umbria2000.it
I paesaggi che il viaggiatore contempla movendosi oggi per le campagne della regione sono spesso quelli che fanno da sfondo alle serene e luminose visioni del rinascimento pittorico umbro.

Dentro la forte componente estetica di quegli scenari è contenuto l'annuncio della grande trasformazione agraria quattro-cinquecentesca che bonificò valli e conche, rendendo fertili e ordinatamente coltivati i contadi nei quali si sedimentavano molti millenni di lavoro contadino.
Pur nelle modificazioni ambientali che hanno accompagnato negli ultimi cinque secoli i processi di modernizzazione agricola, queste terre hanno conservato la capacità di rendere riconoscibili le proprie radici.
Il mosaico dei coltivi, l'argento degli olivi, gli ondulati dossi disciplinati dai filari di vite, sono paesaggi dove i segni delle antiche vocazioni sono stati modellati e aggiornati fino alle odierne specializzazioni colturali.
La continua messa a punto di programmi per la valorizzazione e la salvaguardia del patrimonio ambientale e della qualità delle produzioni agricole regionali si avvale di avanzate tecnologie agroalimentari, volte anche alla protezione biologica delle colture.

I sapori della campagna
Se il cibo è lo specchio di una civiltà, i tanti volti dell'Umbria sono tutti ben rappresentati dalle specialità culinarie di cui è ricca questa regione. Partendo dal capoluogo, il viaggio attraverso le ghiottonerie della cucina umbra procede alla rovescia, ossia dal dolce: Perugia è infatti celebre nel mondo per aver creato il prodotto più "recente" dell'arte culinaria regionale, il Bacio Perugina, inventato nel 1922 utilizzando con genialità lavorazioni tradizionali. La cucina umbra non disdegnainfatti arditi accostamenti tra il cacao e altri ingredienti, per esempio gli spaghetti o il liquore nelle preparazioni casalinghe.
Di ben più antica tradizione, l'uso del prezioso tartufo: bianco nella val Tiberina, a Orvieto, a Gubbio e nell'Eugubino-Gualdese; nero a Norcia e a Spoleto.
Nella stessa Norcia, la lavorazione della carne di maiale è sempre stata un'arte, tanto che proprio famiglie di valenti "norcini" dettero vita alla celebre scuola chirurgica di Preci, rinomata in tutta Europa tra Cinquecento e Settecento.
Il maiale è, nell'Umbria contadina, la carne per eccellenza, accanto alla quale trionfano piccioni, oche, anatre, pecore e agnelli, e la ricca selvaggina tra cui le prelibate palombacce. Saporiti salumi da mangiare con il pane sciapo si assaporano ovunque, mentre alla Valnerina spetta il primato di un prosciutto stagionato ancora preparato a mano.
Nelle montagne del Nursino, puntarelle e salsicce sono cucinate con le lenticchie di Castelluccio, le più pregiate d'Italia, tanto tenere da non dover essere messe a mollo prima della cottura e coltivate senza ricorrere ad alcun antiparassitario.
Prodotti tipici di Colfiorito sono invece le patate rosse, ideali per gli gnocchi, e le ormai rare cicerchie o cecere: un legume "povero" che, sul Trasimeno, veniva un tempo cucinato con le cotiche.
Occorre risalire a molti millenni fa per trovare le origini del farro, preparato in minestra con l'osso di prosciutto in tutta l'Umbria: è di qualità speciale quello di Monteleone di Spoleto, coltivato con metodi rigorosamente biologici e tradizionalmente cucinato non in chicchi ma frantumato con un'apposita macina di pietra.

Fantasia in cucina
Nell'Umbria meridionale, la creatività in cucina si declina anche nei tanti modi di preparare la pasta fresca: a Terni, specialità sono gli gnocchi dolci con sugo di noci e cioccolato, un piatto che allietava la vigilia di Natale anche a Spoleto.
Quanto ai rustici "spaghettoni" fatti a mano e diffusi in tutta la regione con una varietà gustosa di condimenti, sarà bene sapere che a Terni sono chiamati ciriole, a Gubbio bigoli, a Lisciano Niccone bringoli, a Perugia e a Orvieto umbricelli, a Todi strozzapreti, a Baschi e a Otricoli manfricoli; quando sono più sottili, come nello Spoletino e nel Ternano, sono allora detti strengozzi o strangozzi perchè simili a stringhe da scarpa.
Accompagnamento tradizionale su ogni mensa umbra, si dice addirittura dal tempo degli Etruschi, è la torta "sul testo", una focaccia preparata con innumerevoli variazioni in tutta la regione ma sempre cucinata su un disco, in passato fatto con ghiaia di fiume cotta nelle fornaci e oggi per lo più di ghisa.

Vino sangue della terra
Così Galileo definì la deliziosa bevanda che è il vanto della produzione agricola umbra, cogliendo il profondo e antico radicamento del vino nella civiltà di una terra: come ben illustra lo straordinario Museo del Vino di Torgiano.
"Chi ha inventato il vino se non è in paradiso, gli è vicino", dice invece la saggezza popolare attraverso un proverbio perugino.
I vini umbri, famosi in tutto il mondo e celebrati dall'antichità, vantano 11 Denominazioni di Origine Controllata: Orvieto, prodotto già dagli Etruschi che lo fermentavano nelle grotte di tufo; Torgiano, il cui Rosso Riserva da invecchiamento si fregia della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG); Montefalco, con il pregiato Sagrantino Secco e Passito, descritto da Plinio il Vecchio e oggi dichiarato DOCG; Colli Altotiberini e Colli Amerini, entrambi di tradizione millenaria; Assisi,con una zona di produzione estesa anche nei territori di Perugia e di Spello; Colli Martani con il pregiato Grechetto piacevolmente fruttato; Colli Perugini prodotti dai vigneti coltivati sulla destra del Tevere; Colli del Trasimeno, Lago di Corbara e Orvietano Rosso.
La qualità di questi vini è l'esito di un sapere colturale millenario che ha saputo adattare l'agricoltura alle diverse situazioni ambientali, ma anche frutto delle importanti innovazioni che hanno investito la viticoltura umbra specializzata nell'ultimo cinquantennio.

Un olio d'autore
Ben il 90% dell'olio umbro è di qualità extra vergine, ottenuto dalla semplice spremitura delle olive coltivate dal tempo degli Etruschi sulle dolci colline assolate: i terreni argillosi-calcarei e le particolari condizioni climatiche consentono la lenta maturazione di frutti dotati tra l'altro di un tasso di acidità molto basso.
Oggi l'olio extra vergine di oliva si può fregiare della Denominazione di Origine Protetta, DOP "Umbria", che prevede cinque sottozone: Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli Amerini, Colli del Trasimeno e Colli Orvietani.
A Trevi, sede dell'Associazione nazionale Città dell'Olio, il Museo nazionale della Civiltà dell'Ulivo racconta, nei suggestivi ambienti medievali del complesso museale di S. Francesco, gli aspetti materiali e simbolici di questa antichissima coltivazione.

Fonte: http://www.umbria2000.it

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